
Economia
Crisi olivicola, a Terlizzi cresce la mobilitazione: si valuta una protesta a Roma
Assemblea molto partecipata in Aula Consiliare con gli olivicoltori e i rappresentanti delle associazioni di categoria
Terlizzi - venerdì 16 ottobre 2026
16.07
La mobilitazione prosegue, ma le risposte attese non arrivano. La crisi del comparto olivicolo continua a tenere in apprensione produttori e lavoratori, mentre il rischio è che le difficoltà di un settore fondamentale per l'economia del territorio finiscano per ripercuotersi sull'intero tessuto sociale e produttivo. È in questo clima che giovedì 15 ottobre, alle ore 19.00, nell'Aula consiliare di Terlizzi, si è svolta un'assemblea straordinaria degli olivicoltori, voluta dall'amministrazione comunale e a cui hanno preso parte numerosi operatori del comparto e diversi rappresentanti delle associazioni di categoria.
Al centro del confronto, le criticità già emerse nelle precedenti manifestazioni, a cominciare da quella di Bari, e la necessità di individuare nuove iniziative per richiamare l'attenzione delle istituzioni. Una discussione che ha riportato in primo piano le difficoltà economiche delle aziende, le prospettive sempre più incerte per i produttori e le ricadute occupazionali di una crisi che, giorno dopo giorno, rischia di compromettere gli equilibri di un'intera filiera.
A preoccupare è soprattutto l'assenza, allo stato attuale, di novità sostanziali e di prese di posizione capaci di far intravedere risposte imminenti, tanto da parte della Regione Puglia quanto del Governo centrale. Nonostante una mobilitazione che va avanti ormai da circa dieci giorni e ha coinvolto migliaia di addetti ai lavori, il confronto non sembra aver ancora prodotto gli esiti attesi. Da qui il rilancio dell'ipotesi di una nuova iniziativa di protesta, da svolgere pacificamente a Roma, per portare le istanze del comparto direttamente all'attenzione delle istituzioni nazionali.
La posta in gioco, del resto, va ben oltre la tenuta delle singole aziende agricole. L'olivicoltura rappresenta da sempre uno dei pilastri dell'economia del Nord Barese e della città metropolitana di Bari, così come di ampie aree della BAT e di altri territori pugliesi. Non è soltanto una componente identitaria del paesaggio e della tradizione produttiva locale, ma anche una risorsa occupazionale essenziale: durante i mesi della raccolta, infatti, migliaia di lavoratori trovano nell'attività olivicola un'opportunità di impiego e di reddito.
Una funzione che rende ancora più preoccupante l'attuale scenario. Se le aziende non riescono a sostenere i costi, remunerare adeguatamente il prodotto e garantire continuità al lavoro, le conseguenze si estendono inevitabilmente alle famiglie e alle comunità. E il contraccolpo non si ferma ai campi: meno reddito significa anche minori consumi, con possibili ripercussioni sul commercio, sui servizi e sulle altre attività economiche che vivono anche della capacità di spesa dei lavoratori agricoli.
È questo il punto che emerge con forza dal confronto di Terlizzi: la crisi dell'olivicoltura rischia di trasformarsi in una questione sociale, oltre che economica. Per questo, mentre il comparto attende segnali concreti dalle istituzioni, cresce la necessità di mantenere alta l'attenzione e di costruire una risposta condivisa. L'eventuale manifestazione a Roma si inserisce in questo percorso, con l'obiettivo di ottenere impegni tangibili per un settore che non chiede soltanto di superare l'emergenza, ma di poter continuare a garantire lavoro, reddito e prospettive a un territorio che dall'olivo trae da sempre una parte fondamentale della propria forza.
Al centro del confronto, le criticità già emerse nelle precedenti manifestazioni, a cominciare da quella di Bari, e la necessità di individuare nuove iniziative per richiamare l'attenzione delle istituzioni. Una discussione che ha riportato in primo piano le difficoltà economiche delle aziende, le prospettive sempre più incerte per i produttori e le ricadute occupazionali di una crisi che, giorno dopo giorno, rischia di compromettere gli equilibri di un'intera filiera.
A preoccupare è soprattutto l'assenza, allo stato attuale, di novità sostanziali e di prese di posizione capaci di far intravedere risposte imminenti, tanto da parte della Regione Puglia quanto del Governo centrale. Nonostante una mobilitazione che va avanti ormai da circa dieci giorni e ha coinvolto migliaia di addetti ai lavori, il confronto non sembra aver ancora prodotto gli esiti attesi. Da qui il rilancio dell'ipotesi di una nuova iniziativa di protesta, da svolgere pacificamente a Roma, per portare le istanze del comparto direttamente all'attenzione delle istituzioni nazionali.
La posta in gioco, del resto, va ben oltre la tenuta delle singole aziende agricole. L'olivicoltura rappresenta da sempre uno dei pilastri dell'economia del Nord Barese e della città metropolitana di Bari, così come di ampie aree della BAT e di altri territori pugliesi. Non è soltanto una componente identitaria del paesaggio e della tradizione produttiva locale, ma anche una risorsa occupazionale essenziale: durante i mesi della raccolta, infatti, migliaia di lavoratori trovano nell'attività olivicola un'opportunità di impiego e di reddito.
Una funzione che rende ancora più preoccupante l'attuale scenario. Se le aziende non riescono a sostenere i costi, remunerare adeguatamente il prodotto e garantire continuità al lavoro, le conseguenze si estendono inevitabilmente alle famiglie e alle comunità. E il contraccolpo non si ferma ai campi: meno reddito significa anche minori consumi, con possibili ripercussioni sul commercio, sui servizi e sulle altre attività economiche che vivono anche della capacità di spesa dei lavoratori agricoli.
È questo il punto che emerge con forza dal confronto di Terlizzi: la crisi dell'olivicoltura rischia di trasformarsi in una questione sociale, oltre che economica. Per questo, mentre il comparto attende segnali concreti dalle istituzioni, cresce la necessità di mantenere alta l'attenzione e di costruire una risposta condivisa. L'eventuale manifestazione a Roma si inserisce in questo percorso, con l'obiettivo di ottenere impegni tangibili per un settore che non chiede soltanto di superare l'emergenza, ma di poter continuare a garantire lavoro, reddito e prospettive a un territorio che dall'olivo trae da sempre una parte fondamentale della propria forza.



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