
Attività Produttive
Ecco da dove arriva l'olio che sta rovinando gli olivicoltori di Terlizzi - VIDEO
La denuncia di Michele Monopoli e le nostre riflessioni su una certa ipocrisia politica
Terlizzi - mercoledì 14 ottobre 2026
Sui suoi canali da qualche tempo non si scherza più, non si ride più, ma si denuncia uno stato delle cose insopportabile. E le denunce riguardano tutte il comparto olivicolo, che dà pane a tante famiglie di Bitonto, Terlizzi, Ruvo di Puglia, Giovinazzo, Molfetta e Corato. Il comparto dell'olivicoltura del Nord Barese è in ginocchio e duemila agricoltori lo hanno gridato con forza a Bari, lunedì mattina, 12 ottobre. Con loro l'agricoltore ed influencer Michele Monopoli.
Le iniziative potrebbero proseguire dopo la Conferenza Stato-Regioni del 15 ottobre, ma intanto bisogna che la notizia, quasi scomparsa dai media nazionali, arrivi nei palazzi romani ed in tutta Italia. Con gli agricoltori, molti dei quali giovani, anche soci di cooperative e frantoiani, che da tempo aspettano ristori per l'olio rimasto in giacenza.
Ma la denuncia più grande è arrivata dal palco di piazza Prefettura: l'olio che finisce sugli scaffali dei supermercati è turco, nordafricano (in particolar modo tunisino, algerino e marocchino), arriva anche dall'Arabia Saudita e finanche dall'Argentina e dal Perù. Olio pugliese spesso viene tagliato con altri olii di dubbia qualità e venduto, col placet dell'Unione Europea, come olio italiano.
LE NOSTRE RIFLESSIONI A MARGINE
Una situazione intollerabile denunciata con questo video dall'influencer agricoltore bitontino. Un litro di olio davvero extravergine e davvero buono non può mai costare al di sotto di 8-9-10 euro. Una truffa ai danni di imprenditori agricoli, cooperative e frantoiani che è diventata endemica, quasi sistema. Il caro carburante dovuto alle speculazioni per l'impasse internazionale dovuto ai conflitti in corso è solo l'ultima goccia che ha fatto tracimare un vaso stracolmo.
I politici, gli amministratori locali su tutti, si sono detti d'accordo nell'essere al fianco delle rivendicazioni del comparto.
Bene, quelli di destra spronassero il Governo centrale a sostenere con forza e con rapidità una vera eccellenza del made in Italy di cui ci si riempie la bocca da quattro anni; quelli di sinistra rammentassero ai loro europarlamentari che qualche anno fa votarono a favore di un aumento delle importazioni dalla Tunisia e dall'Algeria. Era il marzo del 2016 e l'Unione Europea volle sostenere quegli Stati con l'invasione di 35mila tonnellate di olio sul nostro mercato. Chi ha la memoria corta, non può dirsi davvero dalla parte di questi agricoltori.
Le iniziative potrebbero proseguire dopo la Conferenza Stato-Regioni del 15 ottobre, ma intanto bisogna che la notizia, quasi scomparsa dai media nazionali, arrivi nei palazzi romani ed in tutta Italia. Con gli agricoltori, molti dei quali giovani, anche soci di cooperative e frantoiani, che da tempo aspettano ristori per l'olio rimasto in giacenza.
Ma la denuncia più grande è arrivata dal palco di piazza Prefettura: l'olio che finisce sugli scaffali dei supermercati è turco, nordafricano (in particolar modo tunisino, algerino e marocchino), arriva anche dall'Arabia Saudita e finanche dall'Argentina e dal Perù. Olio pugliese spesso viene tagliato con altri olii di dubbia qualità e venduto, col placet dell'Unione Europea, come olio italiano.
LE NOSTRE RIFLESSIONI A MARGINE
Una situazione intollerabile denunciata con questo video dall'influencer agricoltore bitontino. Un litro di olio davvero extravergine e davvero buono non può mai costare al di sotto di 8-9-10 euro. Una truffa ai danni di imprenditori agricoli, cooperative e frantoiani che è diventata endemica, quasi sistema. Il caro carburante dovuto alle speculazioni per l'impasse internazionale dovuto ai conflitti in corso è solo l'ultima goccia che ha fatto tracimare un vaso stracolmo.
I politici, gli amministratori locali su tutti, si sono detti d'accordo nell'essere al fianco delle rivendicazioni del comparto.
Bene, quelli di destra spronassero il Governo centrale a sostenere con forza e con rapidità una vera eccellenza del made in Italy di cui ci si riempie la bocca da quattro anni; quelli di sinistra rammentassero ai loro europarlamentari che qualche anno fa votarono a favore di un aumento delle importazioni dalla Tunisia e dall'Algeria. Era il marzo del 2016 e l'Unione Europea volle sostenere quegli Stati con l'invasione di 35mila tonnellate di olio sul nostro mercato. Chi ha la memoria corta, non può dirsi davvero dalla parte di questi agricoltori.



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