Le indagini dei Carabinieri
Le indagini dei Carabinieri
Cronaca

«Vieni a mangiare il panzerotto». Così i ladri pianificavano i colpi

Gli indagati utilizzavano un linguaggio criptico. In soli tre mesi avrebbero colpito bar, tabaccherie e sale giochi, portando a casa 150mila euro

Per evitare intercettazioni, i membri della banda della "Giulietta Bianca", sgominata ieri, usavano linguaggi criptici e delle frasi apparentemente innocue. In alcune conversazioni la frase «vieni a mangiare la pizza, vieni a mangiare il panzerotto» veniva utilizzata per indicare un incontro operativo o la preparazione di un furto.

Il provvedimento, a carico di 10 persone, legate da vincoli di parentela al nucleo familiare di «Ciccio Milano», è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Francesco Vittorio Rinaldi. Le accuse, a vario titolo, sono associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti e di rapine ai danni di attività commerciali, ricettazione e di riciclaggio, con l'aggravante delle armi. L'indagine ha preso il nome da un'auto usata dal gruppo, un'Alfa Romeo Giulietta.

Da qui è partita l'attività investigativa dei Carabinieri della Compagnia di Modugno che, attraverso dei servizi di osservazione, intercettazioni e geolocalizzazioni, ha permesso di ricostruire la struttura dell'organizzazione, «un gruppo composto da più di tre persone, organizzato su base familiare» e capeggiato da Francesco Rizzi. Sarebbe stato lui, «zio Ciccio», a «decidere i tempi e i modi di commissioni dei reati, a distribuire i proventi delle attività nonché a decidere sui litigi interni».

Le indagini, condotte tra il 2022 ed il 2023, hanno documentato diversi episodi tra furti, tentati furti e anche una rapina, oltre ad alcune rapine improprie. I bersagli erano in particolar modo tabaccherie, sale giochi e aree di servizio dell'area metropolitana e della sesta provincia, attività considerate particolarmente appetibili perché custodiscono soldi, ma anche merce rivendibile, come tabacchi e biglietti. Secondo quanto ricostruito, in 3 mesi i colpi avrebbero fruttato 150 mila euro.

La struttura dell'organizzazione, che gravitava attorno ad un comprensorio di via Pozzo Peragine, utilizzato come luogo di incontro e base logistica era articolata. Al centro dell'azione vi era il cosiddetto «gruppo d'assalto», composto da quattro individui. Uno restava alla guida dell'auto per garantire la fuga. Un secondo, poi, si occupava di spostare le telecamere. Un terzo forzava le serrande con arnesi da scasso o cannelli a gas, mentre il quarto entrava nei locali per rubare la merce.

A supporto del gruppo vi erano le vedette, posizionate nei dintorni per avvisare i complici, chiamate «Billi», «Rana», «Raca», «Vecchio» e «Piccolo». Quando veniva avvistata una pattuglia o una guardia giurata, il segnale di allarme era una parola ben precisa: «la metronotte», che indicava la necessità di abbandonare il colpo.
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