
Cronaca
Usura a Terlizzi, soltanto due arrestati davanti alla giudice. «Si sono difesi»
Sono Graziano Baldassarre e Renato Berardi, lo stesso che avrebbe minacciato una vittima: «Hai a che fare con soggetti psichiatrici che non hanno nulla da perdere»
Terlizzi - venerdì 23 ottobre 2026
9.54
Sono iniziati ieri gli interrogatori di garanzia di due delle quattro persone arrestate martedì a Terlizzi. Dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Lucia Anna Altamura, che ha emesso l'ordinanza, sono comparsi il 47enne Graziano Baldassarre e il 52enne Renato Berardi, entrambi in carcere a Trani.
Il primo ha risposto alle domande «provando a chiarire alcuni aspetti», ha detto il suo avvocato Angelo Caputi, mentre il secondo, difeso dagli avvocati Giuseppe Modesti e Giuseppe Mariani, si è avvalso della facoltà di non rispondere, rilasciando dichiarazioni spontanee. L'esame del 47enne Paolo Ficco, invece, «non si è tenuto - ha spiegato l'avvocato Cristian Di Giusto che lo difende col collega Ladislao Massari - in quanto il nostro assistito è ricoverato all'ospedale di Molfetta».
Stessa sorte anche per il figlio di Paolo Ficco, Nicola, di 26 anni, ristretto ai domiciliari, «in quanto non abbiamo ancora ricevuto gli atti». Le accuse, a vario titolo, sono di usura, estorsione, riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e di abusiva attività finanziaria. L'inchiesta, diretta dal pubblico ministero della Procura della Repubblica di Trani, Ubaldo Leo, e che vede indagate complessivamente 14 persone, è stata avviata nel 2019 dalla denuncia di una vittima.
L'uomo, un imprenditore, «aveva richiesto a Baldassarre prestiti fino a 2.000 euro - è scritto -, per cui, quest'ultimo, aveva preteso interessi usurari» con «un tasso del 240%». E per costringerlo «a pagare» Baldassarre l'avrebbe schiaffeggiato e poi, «mettendogli le mani alla gola», l'avrebbe minacciato: «Se non paghi ti faccio male. La pazienza è finita». In un altro caso un imprenditore avrebbe avuto «da Berardi un prestito di 15.000 euro», con la promessa di restituirlo in pochi mesi.
In questo caso, però, «non riuscendo ad assolvere all'impegno preso», l'uomo avrebbe chiesto un prestito di 50mila euro a Ficco (Paolo). L'uomo ne avrebbe però ricevuti solo 35mila, mentre «la restante somma era trattenuta da Berardi». E il tutto, per l'accusa, a fronte di un interesse mensile pari a 3.500 euro. Una vicenda che si è ripetuta due anni più tardi, con un nuovo prestito pari a 30mila euro, fino a quando la vittima si è trovata di fronte alla richiesta di restituire 200mila euro.
Anche in questo caso non sarebbero mancate le minacce di Berardi («Hai a che fare con soggetti psichiatrici, non hanno nulla da perdere») e Ficco: «Dobbiamo trovare una soluzione». E la soluzione, proposta proprio da Berardi, sarebbe stata quella di sottoscrivere «un preliminare di vendita della sua abitazione (a Noci)».
Il primo ha risposto alle domande «provando a chiarire alcuni aspetti», ha detto il suo avvocato Angelo Caputi, mentre il secondo, difeso dagli avvocati Giuseppe Modesti e Giuseppe Mariani, si è avvalso della facoltà di non rispondere, rilasciando dichiarazioni spontanee. L'esame del 47enne Paolo Ficco, invece, «non si è tenuto - ha spiegato l'avvocato Cristian Di Giusto che lo difende col collega Ladislao Massari - in quanto il nostro assistito è ricoverato all'ospedale di Molfetta».
Stessa sorte anche per il figlio di Paolo Ficco, Nicola, di 26 anni, ristretto ai domiciliari, «in quanto non abbiamo ancora ricevuto gli atti». Le accuse, a vario titolo, sono di usura, estorsione, riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e di abusiva attività finanziaria. L'inchiesta, diretta dal pubblico ministero della Procura della Repubblica di Trani, Ubaldo Leo, e che vede indagate complessivamente 14 persone, è stata avviata nel 2019 dalla denuncia di una vittima.
L'uomo, un imprenditore, «aveva richiesto a Baldassarre prestiti fino a 2.000 euro - è scritto -, per cui, quest'ultimo, aveva preteso interessi usurari» con «un tasso del 240%». E per costringerlo «a pagare» Baldassarre l'avrebbe schiaffeggiato e poi, «mettendogli le mani alla gola», l'avrebbe minacciato: «Se non paghi ti faccio male. La pazienza è finita». In un altro caso un imprenditore avrebbe avuto «da Berardi un prestito di 15.000 euro», con la promessa di restituirlo in pochi mesi.
In questo caso, però, «non riuscendo ad assolvere all'impegno preso», l'uomo avrebbe chiesto un prestito di 50mila euro a Ficco (Paolo). L'uomo ne avrebbe però ricevuti solo 35mila, mentre «la restante somma era trattenuta da Berardi». E il tutto, per l'accusa, a fronte di un interesse mensile pari a 3.500 euro. Una vicenda che si è ripetuta due anni più tardi, con un nuovo prestito pari a 30mila euro, fino a quando la vittima si è trovata di fronte alla richiesta di restituire 200mila euro.
Anche in questo caso non sarebbero mancate le minacce di Berardi («Hai a che fare con soggetti psichiatrici, non hanno nulla da perdere») e Ficco: «Dobbiamo trovare una soluzione». E la soluzione, proposta proprio da Berardi, sarebbe stata quella di sottoscrivere «un preliminare di vendita della sua abitazione (a Noci)».



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