.jpg)
Politica
Quando la neutralità diventa assenza: riflessione sui dibattiti per il referendum giustizia
Ospitiamo la nota di un nostro lettore
Terlizzi - giovedì 15 gennaio 2026
Riceviamo e pubblichiamo sulle nostre pagine le riflessioni di Giuseppe Cannarozzo, un nostro attento lettore, sui dibattiti all'interno di alcune parrocchie sul referendum di riforma della giustizia.
«La polemica sull'uso delle chiese per incontri legati al referendum sulla giustizia ha fatto emergere una frattura più profonda di quanto appaia. Non è solo una questione di diritto canonico o di correttezza formale sull'uso dei luoghi sacri. È una domanda radicale sul ruolo della Chiesa nella storia e sul significato autentico della sua "neutralità".
È giusto ribadire che la chiesa non è una sala convegni e che il luogo sacro non può essere piegato a logiche di propaganda. La precisazione di don Nino Prisciandaro, Parroco della Chiesa santa Maria della Stella Terlizzi, che ha chiarito la distinzione tra aula liturgica e locali parrocchiali, va riconosciuta come corretta. Ma il rischio è fermarsi alla superficie, mentre sotto si agita un disagio più ampio: la progressiva perdita di spazi autorevoli di confronto e discernimento. Per secoli la Chiesa è stata anche questo: un luogo terzo, non di schieramento partitico ma di mediazione morale, capace di interrogare la politica senza farsi catturare. Oggi quel vuoto è evidente. Da una parte una politica che cerca legittimazioni simboliche improprie; dall'altra una parte del mondo ecclesiale che si rifugia in una neutralità "super partes" che spesso coincide con il silenzio. In questo spazio prosperano i nuovi imperialismi, che trovano sponde facili nei conservatorismi e nelle paure.
La storia, però, insegna che la neutralità non è mai stata un valore assoluto. Anche la strage degli innocenti fu una scelta politica di Erode. La Chiesa avrebbe dovuto restare neutrale? E oggi, il cardinale Pizzaballa dovrebbe forse evitare di stare accanto agli sfollati di Gaza per non "schierarsi"? La Chiesa non è chiamata a sostenere partiti, ma non può essere indifferente quando sono in gioco la dignità umana, la giustizia, la pace, la democrazia. In questo contesto si inserisce anche il gesto, discusso e provocatorio, di non esporre Gesù Bambino in un anno segnato dalle guerre, proprio mentre si celebra un Anno Santo dedicato alla speranza.
Non è una negazione del Natale, ma un atto profetico: che senso ha contemplare il Bambino se continuiamo a tollerare la strage dei bambini reali? Il Vangelo ricorda che alla nascita di Gesù segue subito la violenza del potere, l'esilio, la persecuzione. Non c'è speranza senza verità, né fede senza responsabilità. Il referendum sulla giustizia va letto in questo stesso orizzonte. Non è una disputa tecnica né una bandiera ideologica.
Riguarda la qualità della democrazia italiana e il bene concreto degli italiani. Di fronte a questioni così decisive, il silenzio non è sempre prudenza: talvolta è omissione. I cristiani non sono né progressisti né conservatori. Sono di Cristo. E proprio per questo hanno il dovere di cercare la verità e di perseguire il bene, ovunque si trovi, anche quando questo comporta scelte scomode. La speranza cristiana non anestetizza le coscienze: le inquieta, le mette in cammino. Quando la fede rinuncia a interrogare la storia, qualcun altro lo farà al suo posto. E raramente lo farà per il bene di tutti. Da oggi con il nuovo pastore S.E. Domenico Basile vescovo della nostra diocesi, ci impegneremo a collegare fede e vita, vangelo e quotidianità».
Luigi Cannarozzo
«La polemica sull'uso delle chiese per incontri legati al referendum sulla giustizia ha fatto emergere una frattura più profonda di quanto appaia. Non è solo una questione di diritto canonico o di correttezza formale sull'uso dei luoghi sacri. È una domanda radicale sul ruolo della Chiesa nella storia e sul significato autentico della sua "neutralità".
È giusto ribadire che la chiesa non è una sala convegni e che il luogo sacro non può essere piegato a logiche di propaganda. La precisazione di don Nino Prisciandaro, Parroco della Chiesa santa Maria della Stella Terlizzi, che ha chiarito la distinzione tra aula liturgica e locali parrocchiali, va riconosciuta come corretta. Ma il rischio è fermarsi alla superficie, mentre sotto si agita un disagio più ampio: la progressiva perdita di spazi autorevoli di confronto e discernimento. Per secoli la Chiesa è stata anche questo: un luogo terzo, non di schieramento partitico ma di mediazione morale, capace di interrogare la politica senza farsi catturare. Oggi quel vuoto è evidente. Da una parte una politica che cerca legittimazioni simboliche improprie; dall'altra una parte del mondo ecclesiale che si rifugia in una neutralità "super partes" che spesso coincide con il silenzio. In questo spazio prosperano i nuovi imperialismi, che trovano sponde facili nei conservatorismi e nelle paure.
La storia, però, insegna che la neutralità non è mai stata un valore assoluto. Anche la strage degli innocenti fu una scelta politica di Erode. La Chiesa avrebbe dovuto restare neutrale? E oggi, il cardinale Pizzaballa dovrebbe forse evitare di stare accanto agli sfollati di Gaza per non "schierarsi"? La Chiesa non è chiamata a sostenere partiti, ma non può essere indifferente quando sono in gioco la dignità umana, la giustizia, la pace, la democrazia. In questo contesto si inserisce anche il gesto, discusso e provocatorio, di non esporre Gesù Bambino in un anno segnato dalle guerre, proprio mentre si celebra un Anno Santo dedicato alla speranza.
Non è una negazione del Natale, ma un atto profetico: che senso ha contemplare il Bambino se continuiamo a tollerare la strage dei bambini reali? Il Vangelo ricorda che alla nascita di Gesù segue subito la violenza del potere, l'esilio, la persecuzione. Non c'è speranza senza verità, né fede senza responsabilità. Il referendum sulla giustizia va letto in questo stesso orizzonte. Non è una disputa tecnica né una bandiera ideologica.
Riguarda la qualità della democrazia italiana e il bene concreto degli italiani. Di fronte a questioni così decisive, il silenzio non è sempre prudenza: talvolta è omissione. I cristiani non sono né progressisti né conservatori. Sono di Cristo. E proprio per questo hanno il dovere di cercare la verità e di perseguire il bene, ovunque si trovi, anche quando questo comporta scelte scomode. La speranza cristiana non anestetizza le coscienze: le inquieta, le mette in cammino. Quando la fede rinuncia a interrogare la storia, qualcun altro lo farà al suo posto. E raramente lo farà per il bene di tutti. Da oggi con il nuovo pastore S.E. Domenico Basile vescovo della nostra diocesi, ci impegneremo a collegare fede e vita, vangelo e quotidianità».
Luigi Cannarozzo


Ricevi aggiornamenti e contenuti da Terlizzi 






.jpg)