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Cronaca
Colpito da un pugno mentre rientra in bici: vittima il parroco don Michele Stragapede
L’episodio di violenza impone attenzione e prudenza sul piano dell’ordine pubblico
Terlizzi - lunedì 20 aprile 2026
Un pugno improvviso, sferrato da un'auto in corsa, lungo la provinciale tra Terlizzi e Ruvo. È quanto accaduto nei giorni scorsi a don Michele Stragapede, parroco della chiesa di San Gioacchino, conosciuto e stimato da molti, che stava facendo rientro a casa in serata.
In sella alla sua bicicletta a pedalata assistita poco dopo le ore 21.00, con luci accese, casco e catarifrangenti, il sacerdote procedeva regolarmente quando è stato affiancato da una vettura bianca, rimasta non identificata. In un attimo, dal finestrino è partito un colpo violento che lo ha raggiunto al fianco.
Il dolore è stato intenso e immediato, ma don Michele è riuscito a restare in equilibrio, evitando una caduta che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi.
Ancora oggi, a distanza di qualche giorno, porta i segni fisici dell'aggressione, con dolori persistenti nella zona colpita.
Un episodio che, secondo quanto riferito, non sarebbe stato mirato, ma del tutto casuale.
Ed è proprio questa dinamica a far riflettere, soprattutto in un momento in cui, sia nella città dei fiori che a Ruvo di Puglia, si sono registrati altri episodi di violenza che impongono attenzione e prudenza sul piano dell'ordine pubblico.
«Non credo di essere stato preso di mira – ha spiegato don Michele – ma proprio per questo sono preoccupato. Se accade senza motivo, può accadere a chiunque».
Il sacerdote ha quindi voluto lanciare un messaggio chiaro alla comunità, richiamando in particolare il ruolo educativo delle famiglie: «C'è bisogno di tornare a seguire i ragazzi, di non lasciarli soli. Ripartiamo anche dal ruolo sociale delle parrocchie, dall'Acr, dai gruppi giovani delle chiese: sono spazi fondamentali in cui crescere con valori sani».
Un invito che va oltre il singolo fatto di cronaca e chiama in causa l'intero tessuto sociale, tra necessità di sicurezza e responsabilità condivisa nell'educazione delle nuove generazioni.
In sella alla sua bicicletta a pedalata assistita poco dopo le ore 21.00, con luci accese, casco e catarifrangenti, il sacerdote procedeva regolarmente quando è stato affiancato da una vettura bianca, rimasta non identificata. In un attimo, dal finestrino è partito un colpo violento che lo ha raggiunto al fianco.
Il dolore è stato intenso e immediato, ma don Michele è riuscito a restare in equilibrio, evitando una caduta che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi.
Ancora oggi, a distanza di qualche giorno, porta i segni fisici dell'aggressione, con dolori persistenti nella zona colpita.
Un episodio che, secondo quanto riferito, non sarebbe stato mirato, ma del tutto casuale.
Ed è proprio questa dinamica a far riflettere, soprattutto in un momento in cui, sia nella città dei fiori che a Ruvo di Puglia, si sono registrati altri episodi di violenza che impongono attenzione e prudenza sul piano dell'ordine pubblico.
«Non credo di essere stato preso di mira – ha spiegato don Michele – ma proprio per questo sono preoccupato. Se accade senza motivo, può accadere a chiunque».
Il sacerdote ha quindi voluto lanciare un messaggio chiaro alla comunità, richiamando in particolare il ruolo educativo delle famiglie: «C'è bisogno di tornare a seguire i ragazzi, di non lasciarli soli. Ripartiamo anche dal ruolo sociale delle parrocchie, dall'Acr, dai gruppi giovani delle chiese: sono spazi fondamentali in cui crescere con valori sani».
Un invito che va oltre il singolo fatto di cronaca e chiama in causa l'intero tessuto sociale, tra necessità di sicurezza e responsabilità condivisa nell'educazione delle nuove generazioni.



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