
Attualità
Olio extravergine, controlli e tutela del Made in Italy: «Una garanzia per i nostri produttori»
Il tecnico agrario terlizzese Raffaele Cataldi: «Le maglie si stanno progressivamente restringendo, ma occorre insistere»
Terlizzi - martedì 3 novembre 2026
La tutela dell'olio extravergine d'oliva italiano passa anche attraverso un sistema di controlli costante e capillare, capace di verificare l'effettiva provenienza dei prodotti, la loro tracciabilità e la corrispondenza tra quanto dichiarato in etichetta e ciò che arriva sulle tavole dei consumatori. Un'attività che interessa l'intero territorio nazionale e che trova in Puglia, una delle principali regioni olivicole italiane, un terreno particolarmente significativo.
Le recenti operazioni condotte dagli organismi preposti alla vigilanza sulla filiera agroalimentare confermano l'attenzione rivolta al contrasto delle frodi. Nell'ultima settimana di ottobre, in Toscana, due interventi dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) hanno portato al sequestro di circa 450 quintali di olio irregolare. Nel dettaglio, 165 quintali di falso extravergine, privo di tracciabilità e ottenuto da scarti di lavorazione, e altri 300 quintali circa di olio di origine estera, falsamente designato come extravergine e destinato all'esportazione fuori dall'Unione europea.
Ma è soprattutto in Puglia, e in particolare nell'area barese, che il tema dei controlli sta assumendo una rilevanza diretta per il mondo olivicolo. Dopo le manifestazioni degli agricoltori che hanno portato migliaia di produttori in piazza a Bari, chiedendo maggiore trasparenza e verifiche più stringenti sulla commercializzazione dell'olio, il sindaco Vito Leccese ha chiesto al direttore generale della ASL Bari, Luigi Fruscio, l'avvio di una campagna straordinaria di prelievi e analisi sugli oli extravergini presenti negli esercizi commerciali cittadini, dai piccoli negozi di quartiere ai supermercati e alla grande distribuzione.
Un'iniziativa che raccoglie le sollecitazioni arrivate dal mondo agricolo e che riporta al centro una questione fondamentale: garantire che il richiamo all'italianità non diventi uno strumento per commercializzare prodotti che non possiedono realmente i requisiti dichiarati. Il rafforzamento delle verifiche rappresenta, in questo senso, un deterrente importante contro le pratiche scorrette e uno strumento di tutela per le aziende che producono nel rispetto delle regole.
Un principio che riguarda da vicino anche Terlizzi e il suo patrimonio olivicolo, dove il valore dell'olio nasce dal lavoro degli agricoltori e dalla qualità di una produzione profondamente legata al territorio.
Sulla necessità di proseguire lungo questa strada interviene il tecnico agrario terlizzese Raffaele Cataldi, che esprime apprezzamento per l'attività delle forze dell'ordine e degli organismi di controllo, richiamando al tempo stesso l'importanza di non interrompere il percorso intrapreso. «Un plauso a tutte le forze dell'ordine e agli organismi di controllo per l'importante lavoro che stanno portando avanti. Le maglie si stanno progressivamente restringendo e i primi segnali sono incoraggianti. Ma non bisogna abbassare la guardia: occorre insistere, intensificare i controlli e presidiare ogni anello della filiera».
Per Cataldi, la tutela del vero Made in Italy passa proprio dalla capacità di garantire trasparenza lungo tutta la catena produttiva e commerciale. Dalla produzione alla trasformazione, fino alla distribuzione e alla vendita, ogni passaggio deve poter essere verificato, affinché il consumatore abbia la certezza di acquistare un prodotto corrispondente a quanto riportato in etichetta. Un sistema di controlli efficace può così contribuire a proteggere l'autenticità delle produzioni italiane e a valorizzare il lavoro degli olivicoltori pugliesi.
Resta, tuttavia, un ulteriore passaggio: fare in modo che la maggiore trasparenza del mercato produca effetti concreti anche per chi coltiva gli ulivi e produce olio. «Ora, però, una domanda non può più essere rinviata: quando tutto questo produrrà effetti concreti sul piano economico? Quando i produttori olivicoli vedranno finalmente riconosciuto il valore del proprio lavoro attraverso quotazioni remunerative e una reale ripresa degli scambi commerciali dell'olio italiano? La legalità del mercato deve tradursi anche in reddito, non può restare soltanto un risultato sul piano dei controlli».
Una responsabilità che, secondo il tecnico agrario, deve coinvolgere l'intera collettività, senza lasciare soli gli operatori del settore. «I produttori non possono e non devono essere lasciati soli in questa battaglia. Deve diventare una battaglia di tutti: istituzioni, organi di controllo, operatori della filiera e cittadini. Perché in gioco non c'è soltanto il futuro dei nostri olivicoltori, ma la sovranità alimentare, il patrimonio agroalimentare e una parte importante del PIL italiano. Difendere l'olivicoltura italiana significa difendere il lavoro, l'economia e il futuro del nostro Paese», conclude Cataldi.
Le recenti operazioni condotte dagli organismi preposti alla vigilanza sulla filiera agroalimentare confermano l'attenzione rivolta al contrasto delle frodi. Nell'ultima settimana di ottobre, in Toscana, due interventi dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) hanno portato al sequestro di circa 450 quintali di olio irregolare. Nel dettaglio, 165 quintali di falso extravergine, privo di tracciabilità e ottenuto da scarti di lavorazione, e altri 300 quintali circa di olio di origine estera, falsamente designato come extravergine e destinato all'esportazione fuori dall'Unione europea.
Ma è soprattutto in Puglia, e in particolare nell'area barese, che il tema dei controlli sta assumendo una rilevanza diretta per il mondo olivicolo. Dopo le manifestazioni degli agricoltori che hanno portato migliaia di produttori in piazza a Bari, chiedendo maggiore trasparenza e verifiche più stringenti sulla commercializzazione dell'olio, il sindaco Vito Leccese ha chiesto al direttore generale della ASL Bari, Luigi Fruscio, l'avvio di una campagna straordinaria di prelievi e analisi sugli oli extravergini presenti negli esercizi commerciali cittadini, dai piccoli negozi di quartiere ai supermercati e alla grande distribuzione.
Un'iniziativa che raccoglie le sollecitazioni arrivate dal mondo agricolo e che riporta al centro una questione fondamentale: garantire che il richiamo all'italianità non diventi uno strumento per commercializzare prodotti che non possiedono realmente i requisiti dichiarati. Il rafforzamento delle verifiche rappresenta, in questo senso, un deterrente importante contro le pratiche scorrette e uno strumento di tutela per le aziende che producono nel rispetto delle regole.
Un principio che riguarda da vicino anche Terlizzi e il suo patrimonio olivicolo, dove il valore dell'olio nasce dal lavoro degli agricoltori e dalla qualità di una produzione profondamente legata al territorio.
Sulla necessità di proseguire lungo questa strada interviene il tecnico agrario terlizzese Raffaele Cataldi, che esprime apprezzamento per l'attività delle forze dell'ordine e degli organismi di controllo, richiamando al tempo stesso l'importanza di non interrompere il percorso intrapreso. «Un plauso a tutte le forze dell'ordine e agli organismi di controllo per l'importante lavoro che stanno portando avanti. Le maglie si stanno progressivamente restringendo e i primi segnali sono incoraggianti. Ma non bisogna abbassare la guardia: occorre insistere, intensificare i controlli e presidiare ogni anello della filiera».
Per Cataldi, la tutela del vero Made in Italy passa proprio dalla capacità di garantire trasparenza lungo tutta la catena produttiva e commerciale. Dalla produzione alla trasformazione, fino alla distribuzione e alla vendita, ogni passaggio deve poter essere verificato, affinché il consumatore abbia la certezza di acquistare un prodotto corrispondente a quanto riportato in etichetta. Un sistema di controlli efficace può così contribuire a proteggere l'autenticità delle produzioni italiane e a valorizzare il lavoro degli olivicoltori pugliesi.
Resta, tuttavia, un ulteriore passaggio: fare in modo che la maggiore trasparenza del mercato produca effetti concreti anche per chi coltiva gli ulivi e produce olio. «Ora, però, una domanda non può più essere rinviata: quando tutto questo produrrà effetti concreti sul piano economico? Quando i produttori olivicoli vedranno finalmente riconosciuto il valore del proprio lavoro attraverso quotazioni remunerative e una reale ripresa degli scambi commerciali dell'olio italiano? La legalità del mercato deve tradursi anche in reddito, non può restare soltanto un risultato sul piano dei controlli».
Una responsabilità che, secondo il tecnico agrario, deve coinvolgere l'intera collettività, senza lasciare soli gli operatori del settore. «I produttori non possono e non devono essere lasciati soli in questa battaglia. Deve diventare una battaglia di tutti: istituzioni, organi di controllo, operatori della filiera e cittadini. Perché in gioco non c'è soltanto il futuro dei nostri olivicoltori, ma la sovranità alimentare, il patrimonio agroalimentare e una parte importante del PIL italiano. Difendere l'olivicoltura italiana significa difendere il lavoro, l'economia e il futuro del nostro Paese», conclude Cataldi.



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