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Chirurgia e Medicina accorpati, altro colpo all'integrità dell'ospedale di Terlizzi

Il direttore di Chirurgia esprime disaccordo rispetto alla decisione della direzione medica

Un intero reparto dell'ospedale «Michele Sarcone» di Terlizzi è stato chiuso. Il dirigente medico responsabile Emilio Mari ha disposto la chiusura del reparto di Chirurgia generale e il suo contestuale accorpamento con l'unità operativa di Medicina. I pazienti sottoposti a intervento chirurgico vengono ricoverati insieme ai pazienti cosiddetti internisti. Tutto questo a decorrere dal primo settembre.
Per la prima volta nella sua decennale storia il palazzone di via Pasquale Fiore resta con un intero piano svuotato. In quello che fino a qualche giorno fa era la Chirurgia non ci sono più pazienti, nessun medico, nessun infermiere. Solo letti e comodini vuoti. Fino a quando, non si sa: qualcuno, infatti, da queste parti nutre il sospetto che sia solo un'anticipazione della chiusura definitiva dell'ospedale, una malcelata attuazione del piano di riordino regionale che prevede il declassamento del «Sarcone» e il trasferimento della Chirurgia a Corato.

Sulla carta, ufficialmente, la disposizione del dirigente è motivata con il fatto che «l'unità operativa di Medicina presenta carenza di personale infermieristico» e che «occorre continuare a garantire - scrive Emilio Mari - la fruizione delle ferie estive a tutto il personale di comparto». Per di più, dato che a Terlizzi già da diversi mesi non si effettuano più interventi chirurgici di emergenza (per decisione dell'Asl regionale) gli 8 infermieri di Chirurgia si occupano solo del day service e dei ricoveri in osservazione richiesti dal pronto soccorso: da qui la decisione di trasferirli da Chirurgia a Medicina, accorpando le due unità operative. Tale accorpamento, è la tesi di Mari, permetterebbe «la risoluzione immediata delle attuali criticità assistenziali che stanno determinando un importante ricorso alle ore di lavoro straordinario da parte degli infermieri di Medicina Generale, Chirurgia, Pneumologia e Pronto Soccorso» si legge ancora nella circolare firmata dal dirigente medico.

Ma c'è chi all'interno dello stesso ospedale la pensa diversamente. Giuseppe Barile, direttore responsabile di Chirurgia Generale, ha messo su carta il proprio disaccordo «riservandoci in autotutela la possibilità di limitare fortemente l'attività chirurgica». Barile, infatti, fa notare come l'accorpamento «non tutelerebbe affatto il paziente chirurgico dal rischio di contrarre infezioni ospedaliere di vario tipo (dall'infezione di ferita fino ai gravi casi di sepsi) con conseguente compromissione dell'ottimale outcome postoperatorio ed incremento dell'incidenza di complicanze» esponendo in misura maggiore il paziente chirurgico - scrive ancora Barile - «all'eventualità di subire danni al proprio stato di salute».
La vicenda ha indignato anche il sindaco Ninni Gemmato che parla di una situazione «non degna di un paese civile che finisce per mortificare la professionalità di tutti gli operatori attualmente in servizio presso l'ospedale di Terlizzi e ridurre ulteriormente la capacità di rispondere ai bisogni di salute di tutto il nord barese». Il sindaco chiede al presidente Emiliano di ripristinare la piena operatività dell'ospedale.
Proteste veementi anche dal segretario generale della Fials Massimo Mincuzzi.
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