Don Tonino Bello
Don Tonino Bello
Vita di città

Tra dolcezza e commozione: Michelangelo De Chirico ricorda don Tonino Bello

Il pensiero del primo cittadino di Terlizzi rivolto al Venerabile, a trent'anni dalla sua scomparsa

Non c'è terlizzese, credente o meno, che abbia superato i 35 anni, che non ricordi Monsignor Antonio Bello, per tutti e per sempre don Tonino. In lui una luce particolare in vita, che lo ha reso Venerabile dopo la morte. In lui le stimmate spirituali e morali della santità, dell'amore concreto, affatto astratto, della vita spesa a ricercare la Pace nella quotidianità, senza bandiere da alzare. Amore è pratica costante, ricordava spesso, senza mai additare gli altri, ma col suo sorriso guidando una umanità varia spesso disorientata, impaurita.

Di don Tonino Bello, a 30 anni esatti dalla sua morte, ci ha parlato un commosso Michelangelo De Chirico, il sindaco di Terlizzi.

«Il mio ricordo più importante - ci ha detto scavando nei cassetti della sua memoria - è il giorno della mia cresima, celebrata proprio da don Tonino. La gioia più grande quando mi ha dato la sua attenzione dopo la Messa. Andando via con la sua Ritmo, vedendomi andargli incontro, si fermò e dal finestrino volle salutarmi con quel suo fare affettuoso e gentile. Ma non posso dimenticare anche la sua visita nella palestra della scuola media e del liceo, in entrambe le occasioni mi feci siglare il diario», è il ricordo più dolce, di adolescente che aveva di fronte un gigante dalla grande umiltà.

«Un ricordo più istituzionale, invece - ha continuato De Chirico -, fa riferimento a quando chiamò a raccolta l'amministrazione comunale di Terlizzi presso la casa vescovile a Molfetta, nel periodo natalizio: mio zio, all'epoca assessore, non riuscì a dirmi di no, portandomi insieme e ricordo bene don Tonino che, dopo aver richiamato tutti a servire la città mediante la politica e non a fare il contrario, donò ad ognuno un'audiocassetta con il suo messaggio di Natale, cimelio che ancora oggi custodisco gelosamente. Anzi, oggi più che mai, che mi ritrovo a ricoprire questo ruolo così importante per la comunità, tanto da aver recuperato un registratore da un rigattiere per poter ascoltare la sua voce, ancora guida fondamentale per me».

E poi quel giorno, quel 20 aprile 1993 che in tanti a Terlizzi, così come a Molfetta, Ruvo e Giovinazzo, vorrebbero cancellare: «Il ricordo più triste? 30 anni fa... Quel giorno raggiunsi la Cattedrale di Molfetta per dargli l'ultimo saluto. Lo ricordo come fosse ieri, purtroppo - ha concluso malinconico De Chirico -. Anche se, voglio dirlo chiaramente perché è un mio pensiero costante, don Tonino vive in me, in noi, ogni giorno».

Chissà cosa direbbe delle "sue" quattro comunità. Chissà se don Tonino ci richiamerebbe a fare e dare di più, tutti insieme, come cittadini innanzitutto. Chissà...
Di certo il suo sorriso scalderebbe ancora cuori in tempesta e darebbe speranze che talvolta dimentichiamo di coltivare.
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