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Cronaca

Tommaso Memola, osservatore internazionale, arrestato in Palestina

Tra qualche giorno tornerà in Italia

Momenti di paura per Tommaso Memola, osservatore terlizzese dell'ISM (International Solidarity Movement), che giovedì scorso intorno alle ore 13 è stato arrestato dalla polizia israeliana a Hebron, in Palestina.

Da quasi tre mesi in Cisgiordania, Memola insieme ad un altro attivista americano stava svolgendo attività di "school run" di fronte all'istituto scolastico di Cordoba, in Shuhada Street, fino a che entrambi sono stati violentemente attaccati da una colonia israeliana chiamata Anat Cohen. Gli assalti israeliani sono aumentati esponenzialmente da quando sono stati espulsi numerosi osservatori internazionali e sono stati interrotti programmi di missione internazionale, tra cui il TIPH2 (Temporary International Presence in Hebron).

Subito dopo l'aggressione, sono giunte sul posto le forze dell'ordine israeliane che hanno condotto i due osservatori alla relativa stazione di polizia. Hanno proceduto a interrogare prima lo statunitense per circa un'ora e mezza per poi prelevargli il DNA tramite la saliva nonché le impronte digitali e della mano.

Poi è stata la volta di Tommaso. Questi ha chiesto aiuto al consolato italiano di Gerusalemme il quale gli ha fornito il supporto di un avvocato: secondo la legge del luogo, Memola può rifiutarsi di fornire il suo DNA alla polizia e ogni prelievo forzato sarebbe considerato una violazione dei suoi diritti fondamentali.

Sottoposto a interrogatorio per più di tre ore, nonostante abbia mostrato alla polizia il filmato precedentemente girato che immortalava l'aggressione israeliana, la polizia emette comunque nei confronti suoi e dell'americano un ordine di restrizione che vieta loro di accedere per quindici giorni nell'area ove è situata la scuola.

Ma non finisce qui. Le intimidazioni da parte delle autorità si fanno più forti quando Memola nega di rilasciare il suo DNA: viene circondato da quattro poliziotti e uno di questi impugna un teaser giallo. Tommaso non ha scampo se vuole preservare la sua incolumità fisica: sotto minaccia cede al prelievo di saliva, oltre a quello delle impronte delle dita, dei palmi e della parte laterale delle mani.

«La cosa che mi fa più rabbia non è quello che io ho vissuto», racconta provato Tommaso in una dichiarazione rilasciata alla Nena-News, agenzia di stampa di Vicino Oriente, «ma che ci sono bambini a rischio violenza e che neanche le organizzazioni internazionali prendono le difese di queste scuole. Parlo degli osservatori internazionali che non ci sono e che spero tornino presto».

La sua disavventura, purtroppo, si è reiterata nei pressi del confine di Gaza dove ha subito un'ulteriore violenza da parte della polizia israeliana. Ora, tuttavia, sta bene e tra qualche giorno tornerà in Italia per via del visto in scadenza.
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