
Politica
Referendum Giustizia: le ragioni del Si tra equidistanza e maggiore imparzialità
Il resoconto dell’incontro avvenuto a Terlizzi
Terlizzi - martedì 17 marzo 2026
8.40
Il referendum sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, in programma il 22 e 23 marzo 2026, riporta al centro del dibattito pubblico uno dei temi più discussi della giustizia italiana. Anche a livello locale, il confronto si è acceso, con incontri pubblici e momenti di approfondimento che hanno visto una partecipazione attenta di cittadini e addetti ai lavori.
Nella serata di ieri, lunedì 16 marzo, presso il Chiostro delle Clarisse si è svolto un incontro per spiegare le ragioni del Si, promosso dal comitato SiRiforma con giuristi e rappresentanti del mondo forense. La serata moderata dal giornalista Paolo A. Malerba si è aperta con i saluti dell'avv.Luigi Bellomo, coordinatore di SiRiforma; a seguire hanno preso la parola l'avv.Mario Malcangi, l'avv. Roberto Sisto, l'avv. Luigi Riserbato ed infine l'avv. Tullio Bertolino.
Nel corso del confronto dedicato al tema, è emersa con chiarezza la convinzione, tra i sostenitori del Sì, che questa riforma rappresenti un passaggio fondamentale per rafforzare l'equilibrio del sistema giudiziario e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Un Si che non segue una linea di destra o di sinistra, ma è una risposta di civiltà e di buon senso, a garanzia dell'imparzialità che tutti vorremmo se dovessimo essere giudicati anche solo per piccole cause civili (all'ordine del giorno).
«Quando parliamo di giustizia – è stato sottolineato durante l'incontro – non parliamo di qualcosa di astratto. Parliamo della vita delle persone, delle famiglie, delle imprese. Parliamo della fiducia che ciascun cittadino ripone nello Stato. E questa fiducia nasce da una certezza: sapere che chi giudica è davvero terzo, davvero imparziale, davvero distante da ogni possibile condizionamento».
L'obiettivo principale della proposta referendaria è infatti quello di garantire in modo ancora più chiaro la figura del giudice come soggetto terzo rispetto alle parti del processo. Attualmente, giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine giudiziario e condividono il medesimo percorso professionale. La separazione delle carriere introdurrebbe invece una distinzione più netta tra chi sostiene l'accusa e chi è chiamato a giudicare.
Si tratta di un principio che richiama direttamente quanto previsto dall'articolo 111 della Costituzione italiana, secondo cui il processo deve svolgersi davanti a un giudice terzo e imparziale. Per i promotori del Sì, rafforzare questa distinzione significa rendere ancora più credibile l'indipendenza del giudice agli occhi dei cittadini.
«Chi entra in un processo deve essere certo che il giudice non abbia legami con il pubblico accusatore».
Nel dibattito si inserisce anche il tema del funzionamento degli organi di autogoverno della magistratura. Secondo alcuni sostenitori della riforma, sarebbe necessario ridurre il peso delle correnti interne e delle dinamiche associative legate all'Associazione Nazionale Magistrati. In questa prospettiva, il ricorso al sorteggio tra magistrati qualificati per la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura viene indicato come uno strumento utile a limitare le logiche correntizie e a rafforzare l'autonomia dell'organo. Evitare altresì che quel giudice, che commetta un errore, faccia addirittura carriera, non per merito, ma solo per l'aver seguito la corrente "giusta".
A sostegno del voto favorevole si è sottolineato come la riforma non rappresenta un intervento contro la magistratura, ma un'occasione per rafforzarne equilibrio, trasparenza e credibilità.
«Dire Sì – è stato ribadito nel corso dell'incontro – significa scegliere una giustizia che non solo sia giusta, ma che sia percepita come tale. Significa rafforzare il principio che chi accusa e chi giudica devono essere distinti. Significa, in fondo, rafforzare la democrazia».
Per i sostenitori del Sì, dunque, il referendum rappresenta un'occasione per rendere il sistema giudiziario più equilibrato e trasparente, incidendo non solo sul funzionamento della giustizia ma sulla qualità complessiva del rapporto tra cittadini e istituzioni.
Nella serata di ieri, lunedì 16 marzo, presso il Chiostro delle Clarisse si è svolto un incontro per spiegare le ragioni del Si, promosso dal comitato SiRiforma con giuristi e rappresentanti del mondo forense. La serata moderata dal giornalista Paolo A. Malerba si è aperta con i saluti dell'avv.Luigi Bellomo, coordinatore di SiRiforma; a seguire hanno preso la parola l'avv.Mario Malcangi, l'avv. Roberto Sisto, l'avv. Luigi Riserbato ed infine l'avv. Tullio Bertolino.
Nel corso del confronto dedicato al tema, è emersa con chiarezza la convinzione, tra i sostenitori del Sì, che questa riforma rappresenti un passaggio fondamentale per rafforzare l'equilibrio del sistema giudiziario e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Un Si che non segue una linea di destra o di sinistra, ma è una risposta di civiltà e di buon senso, a garanzia dell'imparzialità che tutti vorremmo se dovessimo essere giudicati anche solo per piccole cause civili (all'ordine del giorno).
«Quando parliamo di giustizia – è stato sottolineato durante l'incontro – non parliamo di qualcosa di astratto. Parliamo della vita delle persone, delle famiglie, delle imprese. Parliamo della fiducia che ciascun cittadino ripone nello Stato. E questa fiducia nasce da una certezza: sapere che chi giudica è davvero terzo, davvero imparziale, davvero distante da ogni possibile condizionamento».
L'obiettivo principale della proposta referendaria è infatti quello di garantire in modo ancora più chiaro la figura del giudice come soggetto terzo rispetto alle parti del processo. Attualmente, giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine giudiziario e condividono il medesimo percorso professionale. La separazione delle carriere introdurrebbe invece una distinzione più netta tra chi sostiene l'accusa e chi è chiamato a giudicare.
Si tratta di un principio che richiama direttamente quanto previsto dall'articolo 111 della Costituzione italiana, secondo cui il processo deve svolgersi davanti a un giudice terzo e imparziale. Per i promotori del Sì, rafforzare questa distinzione significa rendere ancora più credibile l'indipendenza del giudice agli occhi dei cittadini.
«Chi entra in un processo deve essere certo che il giudice non abbia legami con il pubblico accusatore».
Nel dibattito si inserisce anche il tema del funzionamento degli organi di autogoverno della magistratura. Secondo alcuni sostenitori della riforma, sarebbe necessario ridurre il peso delle correnti interne e delle dinamiche associative legate all'Associazione Nazionale Magistrati. In questa prospettiva, il ricorso al sorteggio tra magistrati qualificati per la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura viene indicato come uno strumento utile a limitare le logiche correntizie e a rafforzare l'autonomia dell'organo. Evitare altresì che quel giudice, che commetta un errore, faccia addirittura carriera, non per merito, ma solo per l'aver seguito la corrente "giusta".
A sostegno del voto favorevole si è sottolineato come la riforma non rappresenta un intervento contro la magistratura, ma un'occasione per rafforzarne equilibrio, trasparenza e credibilità.
«Dire Sì – è stato ribadito nel corso dell'incontro – significa scegliere una giustizia che non solo sia giusta, ma che sia percepita come tale. Significa rafforzare il principio che chi accusa e chi giudica devono essere distinti. Significa, in fondo, rafforzare la democrazia».
Per i sostenitori del Sì, dunque, il referendum rappresenta un'occasione per rendere il sistema giudiziario più equilibrato e trasparente, incidendo non solo sul funzionamento della giustizia ma sulla qualità complessiva del rapporto tra cittadini e istituzioni.



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