Stemma dell'Arciprete
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Vita di città

La triste vicenda di un arciprete-governatore: don Onorato Grimaldi (1632/1639)

Domani la visita di Alberto di Monaco a Terlizzi. Noi vogliamo prepararci ricostruendo la storia

Verso la fine del XV secolo, Francia e Spagna sono le due potenze europee che cercano di affermarsi ed impadronirsi dell'Italia. La Francia agli inizi del 1500 conquista il ducato di Milano e domina il settentrione e il centro; la Spagna, dopo un aspro conflitto con la Francia per la spartizione del regno di Napoli, con il trattato di Lione del 1504 che suggellava la fine della monarchia aragonese, procede alla occupazione del meridione. Il regno di Napoli sarà per due secoli alle complete dipendenze della Spagna. Inizia il cosiddetto "Viceregno spagnolo". Con la pace del 1505 tra Luigi XII re di Francia e Ferdinando il Cattolico re di Spagna, Ferrante Orsini, duca di Gravina e conte di Terlizzi, viene reintegrato nel possesso dei suoi feudi, pur avendo parteggiato per i francesi. Nel primo trentennio del XVI secolo si riaccendono i contrasti tra Francia e Spagna. La Puglia diventa un campo di battaglia tra le due potenze. Diversi baroni sostengono i francesi.

La vittoria spagnola li priva di beni e li bandisce dal regno. Anche Ferrante Orsini, filofrancese, conte di Terlizzi, viene privato da Carlo V del feudo. Il sovrano spagnolo, al fine di garantirsi un alleato sicuro in caso di conflitto con il nemico d'Oltralpe, intavola trattative con la signoria dei Grimaldi di Monaco, padroni con uno stratagemma della omonima roccaforte ai confini della Francia, con la quale si allea, promettendo in cambio dell'alleanza i territori di Terlizzi, Canosa, Campagna Monteverde e Guaragnone. Il trattato del giugno del 1524 segna l'accordo di Carlo V con i Grimaldi. A seguito di tali intese il feudo terlizzese dal 1532 al 1641 farà parte del dominio del Principe di Monaco.

Dal 1632 al 1635 e dal 1638 al 1639 sarà governato da don Onorato Grimaldi con il titolo di governatore generale e dal 1633 al 1639 con quello di arciprete. L'arcipretura di Terlizzi nel 1632 si rende vacante con la morte dell'arciprete Mario Gironda(1619-1632).

Onorato II Grimaldi chiede alla Santa Sede per suo cugino don Onorato l'arcipretura vacante. La Chiesa terlizzese, pur inserita nella diocesi di Giovinazzo, era governata con competenze quasi vescovili da un arciprete-prelato che nelle grandi occasioni si fregiava della mitra e del baculo pastorale, le insegne pontificali; non poteva soltanto amministrare la cresima e conferire gli ordini sacri. Un privilegio di autonomia giurisdizionale che derivava da due atti vescovili del XI secolo e che venne confermato da papa Sisto IV nel 1475. La locale Chiesa si presentava come prelatura nullius alle dirette dipendenze della Santa Sede e non del vescovo diocesano. Privilegio sempre contestato dai vescovi giovinazzesi che provocò nel corso dei secoli una serie di ricorsi presso la Sacra Romana Rota da parte di entrambe le parti in causa, la Curia di Terlizzi e quella di Giovinazzo.

La questione giurisdizionale si risolse con la bolla pontificia di papa Benedetto XIV "Unigenitus Dei Filius" del 26 novembre 1749 che sanciva la istituzione della diocesi terlizzese, unita aeque principaliter a quella di Giovinazzo. La Santa Sede, pur conoscendo la delicata situazione terlizzese, accetta le raccomandazioni di Onorato II Grimaldi di conferire al cugino don Onorato l'arcipretura, assegnata da papa Urbano VIII con bolla del 9 agosto 1632. A questa nomina il 12 giugno si aggiunge un'altra. Il principe di Monaco nomina governatore del marchesato di Campagna il neo arciprete, nella cui giurisdizione era inserito il feudo di Terlizzi, concedendogli il titolo di conte. Figlio illegittimo di Orazio Grimaldi, zio di Onorato II, per diventare sacerdote a causa di questo suo stato ebbe bisogno di una dispensa canonica.

Fece studi regolari fino al raggiungimento del dottorato in Sacra Teologia. Nella duplice veste di governatore e di arciprete arriva a Terlizzi il 28 marzo 1633, lunedì di Pasqua, accolto dal clero e dal popolo con grande giubilo. Prende possesso canonico nella collegiata romanico-gotica(sec. XIII) con mitra e pastorale il giorno 29 marzo. Tre monitori della Camera Apostolica gli confermavano la dipendenza dalla Sede apostolica e l'uso dei pontificali e del laccio verde nel cappello. Non dimora nel palazzo arcipretile ma nel castello normanno che mette a nuovo. Il primo periodo del governo pastorale si presenta abbastanza tranquillo.

L'arciprete difende l'autonomia della Chiesa terlizzese; fa rispettare e mettere in pratica dal clero i decreti tridentini; indice una visita pastorale in tutto il territorio; potenzia l'unica parrocchia, la collegiata di S. Michele Arcangelo, con due sacerdoti; dà disposizioni per l'annotazione dei battesimi, matrimoni e decessi su appositi registri; procede ad una riorganizzazione delle congreghe e del capitolo al quale dona alcuni suoi beni; diffonde la spiritualità rosariana con l'istituzione nel 1639 della Confraternita del Rosario; si interessa, con il passaggio dell'icona soveretana al capitolo, delle alterne vicende della sacra tavola. Dal 1633 fino al mese di agosto del 1637 l'azione pastorale di don Onorato non aveva trovato ostacoli da parte sia del clero terlizzese che del Vicario di Giovinazzo che reggeva la diocesi dopo la morte del vescovo Giulio Masi. I guai iniziano a settembre del 1637 con la nomina a vescovo di Giovinazzo di Carlo Maranta che cercherà di contestare a don Onorato, con l'indizione della visita pastorale e del sinodo, i diritti arcipretili.

Intanto, la doppia carica rivestita, di arciprete e di governatore, veniva contestata dalla Curia romana. L'incompatibilità di potere spinge il principe di Monaco a sostituire il cugino nel dicembre del 1635 con Ercole Sigaldi, dipendente della casata monegasca. Onorato II facendosi rappresentare nel feudo dal Sigaldi, con atto pubblico del 2 maggio 1637 per notar Mauro Pellicani di Ruvo, dava in gestione alla famiglia Lioj sei mulini ubicati in pianterreni di proprietà della Università(centimoli) per il prezzo di 750 ducati da liquidare in due rate, la prima nel maggio del 1638, la seconda nel maggio del 1639.

Le difficoltà che attraversava il marchesato di Campagna sotto la gestione Sigaldi induce il principe monegasco a riaffidare nel dicembre del 1638 i feudi napoletani di nuovo a don Onorato, nominandolo vice-marchese di Campagna. Rafforzatosi con la duplice carica di governatore e arciprete, il prelato procede a mettere ordine nel proprio feudo. Si interessa dei mulini affittati ai Lioj, in particolare della mancata osservanza da parte degli affittuari del pagamento della prima rata nei tempi stabiliti nel contratto.

Il mancato rispetto del contratto spinge l'arciprete a richiedere la restituzione dei mulini messa in atto con violenza da parte del suo Vicario e di alcuni preti. La grave situazione venutasi a creare a causa dei comportamenti poco urbani dei rappresentanti della locale Curia, spingerà i Lioj a progettare l'assassinio di don Onorato. Al riguardo, non è da prendere in considerazione l'idea che l'uccisione sia stata provocata dalla volontà dell'interessato, quale feudatario , di voler pretendere, in occasione del matrimonio di due componenti delle nobili famiglie Lioj-Brigazza, il rispetto dello"ius primae noctis",come viene riportato da uno storico locale dell'Ottocento in una sua opera. I congiurati, di cui facevano parte alcuni esponenti delle famiglie Sangiorgio ed Egizio, guidati quasi certamente da Diego Lioj figlio di Stefano che quale sarà considerato il probabile mandante del delitto,verso l'imbrunire aspettarono don Onorato dietro la chiesetta della Madonna delle Grazie che si trovava a metà strada tra la porta principale della città, chiamata "Portella" , e il convento degli Osservanti. Era l'imbrunire, l'ora dell'Ave Maria.

L'arciprete si dirigeva al castello dopo aver avuto degli incontri con i frati Minori Osservanti del convento di Santa Maria la Nova, ove era spesso di casa. All'improvviso viene affrontato dal gruppo dei congiurati che gli scarica addosso una serie di schioppettate andata a vuoto. Sicuri di aver ucciso monsignore, i congiurati vanno via non rendendosi conto di aver fallito il colpo. Il prelato, fingendosi quasi morto, si rifugia nel vicino palazzo de Paù che in seguito diventerà Conservatorio. Gli assalitori, però, resisi conto di aver mancato il bersaglio, ritornano sui loro passi e lungo le scale del palazzo lo finiscono a coltellate. Il Grimaldi muore dopo aver ricevuto il sacramento della penitenza.

Era il 9 ottobre del 1639. Venne seppellito nella cripta presbiteriale della Collegiata di San Michele Arcangelo. L'assassinio provocò grande costernazione ed indignazione non solo in paese ma anche in tutto il Viceregno e nel Principato di Monaco, i cui governanti vollero che fosse avviata subito una indagine per scoprire gli autori dell'efferato crimine.
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