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attualità

Alberto Chiapperini, ingegnere elettronico in Cina

Reinventarsi a 50 anni lontano da casa

Reinventarsi a cinquant'anni rappresenta una sfida e spesso risulta molto doloroso, lontano dalla famiglia e dagli affetti. Lo racconta a Terlizziviva Alberto Chiapperini, ingegnere elettronico di 52 anni, che da tre anni e mezzo si è trasferito in Cina per lavoro, «è stato un passo molto importante. Mi sono guardato dentro e ho concentrato tutte le risorse sui punti di forza».

Alberto si è laureato al Politecnico di Bari, poi dodici anni nel settore dell'automotive, quattro in quello delle fonti rinnovabili, uno di libera professione e, infine, la svolta a Lanchang, nella provincia meridionale dello Jiangxi. «Sono di nuovo impegnato nel ramo dell'automotive. In Italia purtroppo non ho avuto possibilità di sviluppo. La crisi economica e le scelte politiche talvolta inadeguate hanno piegato il mercato».

Ogni quattro mesi Alberto torna per una settimana a Terlizzi per riabbracciare, anche se per un brevissimo periodo, la moglie e i due figli. «Basto io a fare i sacrifici», commenta molto amareggiato. Cerca comunque di non far pesare troppo la sua assenza fisica. Ogni giorno, infatti, tramite videochiamata trascorre un paio d'ore virtuali con loro, in modo da essere informato su tutto. «Vedo crescere i miei figli su Skype. Dall'altra parte dello schermo li aiuto a fare i compiti».

Alberto ci descrive la sua giornata tipo: alle 7.45 prende l'autobus aziendale, alle 8.15 giunge a lavoro, stacca alle 17 e alle 17.45 è a casa. Al suo ritorno lo attendono tutte le faccende domestiche, fare la spesa, cucinare, lavare. Fedele al cibo italiano, fa i suoi acquisti nei negozi del «western food» dove può trovare pasta, carne e insalata. Vivere da solo in un contesto totalmente diverso lo ha indotto ad acquisire diverse abilità. «Ho imparato a cucinare» sorride «parlo inglese e mi sto cimentando con la lingua cinese».

Di tanto in tanto la sera trascorre del tempo in compagnia dei suoi nuovi amici di nazionalità diverse presso alcuni locali. Non mancano neppure le gite fuori porta nel weekend anche se, ci confessa, preferisce riposarsi e ricaricare le batterie per la nuova settimana. «Non sento più di appartenere a una sola nazione. Ho metabolizzato il concetto di globalizzazione».

Alberto sta cercando di insegnare ai suoi figli un'idea di lavoro globalizzata. Studiano infatti inglese con molta dedizione in prospettiva di una carriera all'estero a contatto con gli stranieri. «Hanno già la percezione di un'idea di famiglia votata al sacrificio. Sanno che non è tutto dovuto».

Il trasferimento in Cina è stato un salto nel buio. L'obiettivo principale è stato quello di integrarsi il prima possibile, approcciandosi in modo curioso a una nuova cultura. Il denaro pubblico cinese viene impiegato nella realizzazione delle infrastrutture e nella crescita dell'intero Paese. In soli tre anni, Alberto ha visto costruire una metropolitana con due linee, una stazione enorme ad alta velocità, una strada a otto corsie e una moltitudine di ponti e grattacieli.

I cinesi sono dei grandi lavoratori e traggono le gratificazioni personali soprattutto dalle loro attività. Provano un grande senso di rispetto verso il prossimo, sono molto riservati nella loro sfera più intima. «Realizzano obiettivi specifici in virtù di progetti a lungo termine».

Ad oggi, solo una volta la moglie di Alberto si è recata in Cina per trascorrere del tempo con lui e conoscere il luogo dove vive e affronta le difficoltà quotidiane. Il viaggio con i figli, invece,è rimandato in attesa che crescano ancora un po'. Il sogno di Alberto, però, è quello di tornare in Italia e cercare di apportare un contributo per migliorarla. «Mi mancano la mia famiglia, il sole e le bellezze paesaggistiche e architettoniche dell'Italia. La Cina mi affascina ma i suoi grattacieli non potranno mai eguagliarsi ai patrimoni storici italiani».
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