Halloween, la critica di don Nino Prisciandaro

Il parroco di Santa Maria della Stella richiama l’attenzione sui risvolti diseducativi della ricorrenza

sabato 31 ottobre 2026
A cura di Paolo Alberto Malerba
Tra maschere, feste e iniziative che coinvolgono soprattutto bambini e ragazzi, Halloween è ormai entrata stabilmente nelle abitudini delle famiglie: Una ricorrenza che, accanto alla dimensione ludica e aggregativa, porta con sé interrogativi culturali, educativi e sociali.

A proporre una riflessione è don Nino Prisciandaro, parroco di Santa Maria della Stella, che invita a guardare oltre l'aspetto più immediato della festa e a interrogarsi sui messaggi trasmessi alle nuove generazioni.
«Alcuni aspetti di Halloween meritano una valutazione critica. La crescente commercializzazione trasforma anche la paura in un prodotto da consumare. L'esibizione del macabro rischia di banalizzare la morte, mentre immagini particolarmente inquietanti possono turbare i più piccoli. Non manca, in alcune manifestazioni, una discutibile fascinazione per l'occulto e per simboli che rimandano a realtà incompatibili con la fede cristiana.
Non significa attribuire intenzioni negative a chi indossa una maschera, ma riconoscere che non tutto ciò che diverte necessariamente educa».


Accanto alla riflessione educativa, c'è anche un aspetto che riguarda il modo in cui queste occasioni vengono vissute negli spazi pubblici. Il divertimento deve necessariamente fare i conti con il rispetto degli altri e delle regole della convivenza. Una festa smette di essere tale quando lascia spazio a comportamenti irresponsabili, danneggiamenti, disturbo della quiete pubblica o episodi che possono mettere a rischio la sicurezza delle persone. Il rispetto degli spazi comuni e dell'incolumità collettiva resta un presupposto imprescindibile per ogni momento di aggregazione.

Il richiamo del sacerdote si sposta quindi sul significato delle giornate che precedono e accompagnano la solennità di Tutti i Santi e la commemorazione dei fedeli defunti.
Un'occasione per recuperare il valore di una tradizione che pone al centro la vita, la memoria e la speranza cristiana.
«La vera sfida, allora, non è organizzare una battaglia contro Halloween, ma restituire fascino e profondità alla festa di Tutti i Santi. Sappiamo raccontare ai bambini la bellezza di vite illuminate dal Vangelo? Sappiamo accompagnarli a ricordare i defunti senza nascondere il dolore, ma aprendolo alla speranza?».

Una riflessione che chiama in causa soprattutto gli adulti, le famiglie e le comunità educative, chiamati a offrire ai più giovani occasioni di crescita e modelli positivi.
Il messaggio conclusivo di don Nino è affidato alla necessità di testimoniare una fede capace di parlare alle nuove generazioni senza ricorrere ad allarmismi o contrapposizioni.
«La fede cristiana non ha bisogno di combattere le tenebre con altre paure. Ha una luce da testimoniare. Perché il Vangelo non ci insegna a giocare con la morte, ma a vivere nella certezza che la morte non avrà l'ultima parola».