Caso Mercatone Uno, i lavoratori protestano davanti al Consiglio regionale della Puglia

Questa mattina il presidio. I sindacati: «La politica locale intervenga con il Mise per la nomina di nuovi commissari»

mercoledì 12 giugno 2019 13.27
A cura di Riccardo Resta
Si acuisce la gravità della situazione relativa ai dipendenti di Mercatone Uno, la catena nazionale specializzata in arredamento e forniture fallita a fine maggio insieme alla Sharnon Holding che la controllava e che gestiva di fatto anche il punto vendita di Terlizzi.

Ieri è arrivata la notizia delle dimissioni dei commissari straordinari nominati dal Tribunale di Bologna per traghettare la società verso una nuova acquisizione pubblicata questa mattina dalla nostra testata, ndr). Un ulteriore tassello in una vicenda già di per sé complicata, che ha portato questa mattina lavoratori dei punti vendita regionali e sindacati a manifestare in presidio davanti al Consiglio regionale della Puglia, a Bari in via Gentile.

«Al Consiglio regionale - dice Barbara Neglia, segretario Filcams Cgil Puglia - chiediamo di intervenire con il Mise, alla luce della notizia delle dimissioni rassegnate dai commissari. Abbiamo la necessità di accelerare il percorso di nomina dei nuovi commissari per garantire la Cassa integrazione ai lavoratori. Secondo step è l'individuazione di un piano industriale che possa dare spazio a questi dipendenti in termini occupazionali».

La priorità, quindi, è tamponare con l'accesso agli ammortizzatori sociali. Poi la ricerca di investitori seri, dopo il fallimento di Sharnon Holding, che controllava Mercatone Uno dopo averne rilevato 55 punti vendita circa un anno fa. «Questi lavoratori - aggiunge Valentina Donno, segretario Fisascat Cisl Puglia - non hanno percepito lo stipendio di maggio e chissà se lo riceveranno. La nostra necessità, però, non è tanto il sussidio quanto trovare imprenditori che diano sicurezze occupazionali a 256 famiglie in Puglia».

I sindacati chiedono, inoltre, un sostegno da parte degli istituti bancari per «Sospendere le rate di prestiti, mutui e finanziamenti in un momento in cui queste famiglie non percepiscono retribuzione e non hanno accesso all'ammortizzatore sociale», dice Marco Dell'Anna di Uiltucs Puglia, facendo riferimento a quanto già fatto negli scorsi giorni da una banca. «Dal nostro punto di vista - prosegue Dell'Anna - il contratto di vendita fra i commissari e Sharnon non si è perfezionato perché il gruppo non ha pagato le rate pattuite. Di conseguenza la retrocessione del ramo d'azienda e dei rapporti di lavoro deve avvenire alle condizioni originali, precedenti all'avvento di Sharnon. I full time e i part time devono essere ripristinati alla forma originaria, per consentire un accesso agli ammortizzatori sociali a condizioni più vantaggiose».