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Risparmiare per gli studi dei figli: come le famiglie mettono da parte i soldi per università, affitti fuori sede e master
Approfondimento speciale
Italia - martedì 20 ottobre 2026
14.51
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Il momento in cui una famiglia si accorge davvero di quanto costi l'università arriva quasi sempre tardi. Di solito è un pomeriggio d'estate, con il diploma appena incorniciato in salotto, quando il figlio o la figlia annuncia di voler studiare a Bologna, a Milano o a Roma, e i genitori aprono per la prima volta gli annunci di affitto di una stanza singola in quelle città. Il conto, fatto a mente sul tavolo della cucina, raramente torna con quello che si era immaginato.
Per molte famiglie del Sud, e la provincia di Bari non fa eccezione, la partenza dei figli per studiare altrove è una tappa quasi scontata, un passaggio che si ripete di generazione in generazione con valigie diverse e prezzi sempre più alti. Il risparmio per gli studi dei figli diventa così una voce del bilancio familiare che conviene affrontare con anni di anticipo, distinguendo tra le spese prevedibili e quelle che arriveranno senza preavviso.
Poi ci sono le tasse universitarie, che negli atenei statali dipendono dall'ISEE e possono variare da poche centinaia di euro a cifre consistenti per i redditi più alti, i libri, i trasporti, i viaggi per tornare a casa durante le feste (e chi ha provato a comprare un biglietto del treno o dell'aereo per il Sud a ridosso di Natale sa quanto possano lievitare i prezzi). Senza contare il cibo, la palestra, le uscite, tutte quelle spese piccole che un diciannovenne fuori casa per la prima volta tende a sottovalutare e che alla fine del mese pesano più del previsto.
E dopo la laurea triennale, sempre più spesso, arriva la magistrale, magari in un'altra città, poi un master, un tirocinio poco retribuito o del tutto gratuito, un periodo all'estero. Il percorso universitario si allunga, e con esso il periodo in cui il figlio dipende economicamente dalla famiglia.
Un'alternativa che merita attenzione riguarda i titoli del debito pubblico a breve scadenza. I CTZ, per esempio, funzionano secondo la logica dello zero coupon: non pagano cedole periodiche, si acquistano a un prezzo inferiore al valore nominale e a scadenza restituiscono l'intero importo, e la differenza rappresenta il guadagno. È un meccanismo che si adatta bene a chi sa di avere una spesa precisa in una data precisa, come l'iscrizione al primo anno o il versamento della cauzione per l'appartamento. Insieme ai BOT e agli altri titoli di Stato a scadenza ravvicinata, questi strumenti godono della tassazione agevolata al 12,5% sugli interessi, che li rende competitivi rispetto a molti prodotti bancari tassati al 26%.
Il punto, più che la scelta del singolo strumento, è la costruzione di una scaletta: far coincidere le scadenze con i momenti in cui servirà la liquidità, evitando di dover vendere in anticipo qualcosa che, in quel preciso momento, vale meno di quanto lo si è pagato.
Meno conosciuta, ma interessante dal punto di vista fiscale, è la possibilità di aprire un fondo pensione intestato a un figlio fiscalmente a carico. I contributi versati dal genitore sono deducibili nei limiti previsti dalla legge, e la posizione previdenziale del figlio comincia a maturare anzianità molto presto, il che avrà effetti positivi sulla tassazione futura. Va detto con chiarezza che si tratta di uno strumento pensato per la previdenza, e che le possibilità di anticipo per spese diverse sono regolate in modo preciso: non può essere considerato un salvadanaio per l'università, ma può affiancarsi agli altri strumenti come regalo di lungo periodo.
Sul fronte fiscale, le detrazioni per gli studenti fuori sede permettono di recuperare il 19% dei canoni di locazione pagati per i figli iscritti in un'università distante almeno cento chilometri dal comune di residenza, entro un tetto di spesa annuo stabilito dalla legge, a condizione che il contratto sia regolarmente registrato. Lo stesso vale per le tasse universitarie, detraibili interamente per gli atenei statali e entro limiti fissati annualmente per quelli privati. Sono cifre che, sommate negli anni, restituiscono alla famiglia una parte non trascurabile di quanto speso, e che spesso finiscono per andare perse semplicemente perché nessuno ha conservato le ricevute o ha chiesto al padrone di casa un contratto in regola.
Il momento in cui una famiglia si accorge davvero di quanto costi l'università arriva quasi sempre tardi. Di solito è un pomeriggio d'estate, con il diploma appena incorniciato in salotto, quando il figlio o la figlia annuncia di voler studiare a Bologna, a Milano o a Roma, e i genitori aprono per la prima volta gli annunci di affitto di una stanza singola in quelle città. Il conto, fatto a mente sul tavolo della cucina, raramente torna con quello che si era immaginato.
Per molte famiglie del Sud, e la provincia di Bari non fa eccezione, la partenza dei figli per studiare altrove è una tappa quasi scontata, un passaggio che si ripete di generazione in generazione con valigie diverse e prezzi sempre più alti. Il risparmio per gli studi dei figli diventa così una voce del bilancio familiare che conviene affrontare con anni di anticipo, distinguendo tra le spese prevedibili e quelle che arriveranno senza preavviso.
Quanto costa l'università fuori sede: affitto, tasse e spese quotidiane
La voce più pesante, quasi sempre, è l'affitto per studenti fuori sede. Una stanza in un appartamento condiviso nelle grandi città universitarie del Centro-Nord può assorbire da sola una cifra paragonabile a uno stipendio modesto, e a questa vanno aggiunte le utenze, la cauzione da versare all'ingresso (spesso pari a due o tre mensilità), le spese di agenzia quando non si riesce a trovare un privato. Moltiplicata per cinque anni, la cifra smette di essere una spesa mensile e diventa un investimento paragonabile all'acquisto di un'auto, o anche di più.Poi ci sono le tasse universitarie, che negli atenei statali dipendono dall'ISEE e possono variare da poche centinaia di euro a cifre consistenti per i redditi più alti, i libri, i trasporti, i viaggi per tornare a casa durante le feste (e chi ha provato a comprare un biglietto del treno o dell'aereo per il Sud a ridosso di Natale sa quanto possano lievitare i prezzi). Senza contare il cibo, la palestra, le uscite, tutte quelle spese piccole che un diciannovenne fuori casa per la prima volta tende a sottovalutare e che alla fine del mese pesano più del previsto.
E dopo la laurea triennale, sempre più spesso, arriva la magistrale, magari in un'altra città, poi un master, un tirocinio poco retribuito o del tutto gratuito, un periodo all'estero. Il percorso universitario si allunga, e con esso il periodo in cui il figlio dipende economicamente dalla famiglia.
Risparmio a breve e medio termine: conti deposito, libretti e titoli di Stato
Chi comincia a mettere da parte i soldi quando il figlio è già alle superiori ha davanti un orizzonte di pochi anni, e in questo caso la priorità è proteggere il capitale più che farlo crescere in modo aggressivo. I conti deposito vincolati, i libretti nominativi e i buoni fruttiferi dedicati ai minori sono gli strumenti che molte famiglie conoscono già, semplici da capire e con un rischio contenuto, anche se il rendimento reale, una volta sottratta l'inflazione, può risultare modesto.Un'alternativa che merita attenzione riguarda i titoli del debito pubblico a breve scadenza. I CTZ, per esempio, funzionano secondo la logica dello zero coupon: non pagano cedole periodiche, si acquistano a un prezzo inferiore al valore nominale e a scadenza restituiscono l'intero importo, e la differenza rappresenta il guadagno. È un meccanismo che si adatta bene a chi sa di avere una spesa precisa in una data precisa, come l'iscrizione al primo anno o il versamento della cauzione per l'appartamento. Insieme ai BOT e agli altri titoli di Stato a scadenza ravvicinata, questi strumenti godono della tassazione agevolata al 12,5% sugli interessi, che li rende competitivi rispetto a molti prodotti bancari tassati al 26%.
Il punto, più che la scelta del singolo strumento, è la costruzione di una scaletta: far coincidere le scadenze con i momenti in cui servirà la liquidità, evitando di dover vendere in anticipo qualcosa che, in quel preciso momento, vale meno di quanto lo si è pagato.
Orizzonti lunghi: piani di accumulo e fondi pensione intestati ai figli
Chi invece comincia quando il figlio è ancora piccolo ha a disposizione una risorsa che nessuno strumento finanziario può sostituire: il tempo. Su un orizzonte di quindici anni o più, un piano di accumulo su fondi o ETF diversificati, alimentato con versamenti mensili anche contenuti, permette di attraversare le fasi di ribasso dei mercati senza esserne travolti, e di beneficiare della crescita di lungo periodo. Cinquanta euro al mese, versati con costanza dalla nascita, possono diventare una somma importante al momento del diploma, a patto di non toccarli al primo imprevisto e di scegliere prodotti con costi contenuti, perché le commissioni, su tempi così lunghi, erodono una parte significativa del risultato.Meno conosciuta, ma interessante dal punto di vista fiscale, è la possibilità di aprire un fondo pensione intestato a un figlio fiscalmente a carico. I contributi versati dal genitore sono deducibili nei limiti previsti dalla legge, e la posizione previdenziale del figlio comincia a maturare anzianità molto presto, il che avrà effetti positivi sulla tassazione futura. Va detto con chiarezza che si tratta di uno strumento pensato per la previdenza, e che le possibilità di anticipo per spese diverse sono regolate in modo preciso: non può essere considerato un salvadanaio per l'università, ma può affiancarsi agli altri strumenti come regalo di lungo periodo.
Borse di studio, ISEE e detrazioni fiscali per gli studenti fuori sede
Prima ancora di risparmiare, conviene sapere quanto si può ottenere. Le borse di studio regionali, erogate in Puglia dall'agenzia per il diritto allo studio, si basano sull'ISEE e sul merito, e possono coprire una parte rilevante delle spese, includendo talvolta il posto letto in residenza universitaria o l'accesso alle mense a prezzi ridotti. Molte famiglie rinunciano a presentare la domanda pensando di non averne diritto, oppure scoprono i bandi quando le scadenze sono già passate. Verificare i requisiti con largo anticipo, e aggiornare l'ISEE in tempo utile, è il primo lavoro da fare.Sul fronte fiscale, le detrazioni per gli studenti fuori sede permettono di recuperare il 19% dei canoni di locazione pagati per i figli iscritti in un'università distante almeno cento chilometri dal comune di residenza, entro un tetto di spesa annuo stabilito dalla legge, a condizione che il contratto sia regolarmente registrato. Lo stesso vale per le tasse universitarie, detraibili interamente per gli atenei statali e entro limiti fissati annualmente per quelli privati. Sono cifre che, sommate negli anni, restituiscono alla famiglia una parte non trascurabile di quanto speso, e che spesso finiscono per andare perse semplicemente perché nessuno ha conservato le ricevute o ha chiesto al padrone di casa un contratto in regola.


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