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No alla riforma della giustizia, i procuratori Rossi e Nitti: «Difendiamo la Costituzione dalla sua distruzione»

I magistrati ospiti al centro sociale Sacro Cuore: «Non deve essere un voto politico»

Si è conclusa nella giornata dell'equinozio di primavera la concitata campagna referendaria sulla riforma della giustizia Nordio. Anche a Terlizzi sono stati lanciati gli ultimi e incisivi appelli al "No", affinché ci si possa recare alle urne con le idee ormai nitide sul possibile sfacelo del nostro assetto interno qualora la revisione costituzionale di sette articoli dovesse trovare il consenso della maggioranza dei votanti. Per tre prestigiosi magistrati del nostro territorio – Roberto Rossi, procuratore capo a Bari, Renato Nitti, procuratore capo a Trani, e Giuseppe Volpe, procuratore capo in pensione – la strada da perseguire è ben tracciata: la Costituzione deve rimanere un presidio di tutela per i deboli anche nei confronti dei potenti attraverso l'esercizio della giurisdizione.

L'infima azione del Governo Meloni è quella di incrinare i pilastri fondamentali della nostra Carta fondamentale, formulata col sangue e col sudore di quanti si sono battuti per la libertà, sino a smantellarla un giorno dopo l'altro con interventi picchiettanti e costanti. L'obiettivo è quello di stravolgere progressivamente il volto del nostro Paese, inducendo pian piano un senso di assuefazione a cambiamenti radicali nel nostro sistema. La riforma costituzionale si presta, dunque, a fungere da base solida sulla quale ergere ulteriori signorie incaute, assetate e a briglie sciolte.

È come se in questi pochi ma intensi mesi di dibattiti e scontri si fossero indottrinati i cittadini nel respirare un clima di rancore e sfiducia nei confronti dell'intera magistratura, elevando gli errori giudiziari e le condotte censurabili di talune personalità come la regola e non quale eccezione di una realtà che, in quanto umana, può rivelarsi fallace. Per Renato Nitti, il «tema etichetta» apposto come uno specchietto per le allodole è quello della separazione delle carriere, nella misura in cui tale divisione tra pubblico ministero e giudice è stata già codificata dalla passata riforma Cartabia. Si tratta piuttosto di un pretesto volto a innescare stili aggressivi contro i magistrati che prestano in primis un servizio alla collettività attraverso un potere che va esercitato sempre e comunque nel nome del popolo italiano. È aberrante instillare semi di astio fondati su un presunto autoritarismo e non sull'autorevolezza che deve, invece, caratterizzare il braccio giudiziario: ogni magistrato deve essere rispettato e non, di certo, temuto. La giurisdizione non va ridotta a un semplicistico binomio "giudice-pubblico ministero". È, al contrario, un'equazione complessa che parte dal personale amministrativo, passando per i funzionari del processo, la polizia giudiziaria, le parti, gli avvocati, i praticanti, i segretari, sino ad arrivare alla scrivania del magistrato.

Sicché, il «vero tema sostanza» è un altro: lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura, l'intimidazione mediante l'Alta Corte Disciplinare e il metodo della scelta. Si vuole colpire il cuore del CSM, facendo in modo che, da un lato, i magistrati siano scelti un po' a casaccio con il sistema del sorteggio e, dall'altro, i componenti non togati siano scelti accuratamente con una finta estrazione da una lista corta e bloccata. È una presa d'atto amara che sottolinea quanto ci si stia indirizzando verso la lotteria delle nomine con una frangia politica che si riserva una posizione di forza. Eliminare il metodo dell'elezione nel CSM significa annientare la possibilità di scegliere i propri rappresentanti nell'organo di autogoverno.

Per le voci di spicco ospiti quest'oggi, venerdì 20 marzo, al centro sociale Sacro Cuore, dunque, la riforma è sbagliata nel metodo, nel merito e negli obiettivi. Sono troppi, infatti, gli aspetti biasimevoli che hanno cercato di stringere la morsa del coinvolgimento popolare: soltanto per citarne alcuni, l'approvazione con proposta governativa, il testo blindato e le tappe forzate, l'accelerazione dei tempi referendari, le fake news quotidiane, nonché l'esclusione del voto dei fuorisede.

La riforma Nordio rappresenta un terreno scivoloso per il cittadino comune, instradato a infilarsi in tecnicismi ostici che difficilmente può comprendere se non dotato degli strumenti idonei per addentrarsi nell'universo giuridico. Agli interrogativi posti dal basso se tale legge possa velocizzare i processi o efficientare il funzionamento della giustizia, non si può che rispondere di "no": non sono, infatti, attualmente disponibili le risorse necessarie in termini economici e di personale. Preoccupazione concreta questa che, invece, dovrebbe far rizzare le antenne al ministro Nordio se volesse davvero aiutare i tribunali a essere più produttivi.

Eppure, come ne "La Ginestra" di Leopardi l'unione tra gli uomini può sfidare il vigore di una natura meschina, allo stesso modo Roberto Rossi sottolinea la bellezza che ha raccolto in questo lasso temporale, a fronte di tanto livore perpetrato dagli avversari: «Gli incontri con le persone, la possibilità di parlare, l'amore per la democrazia e l'attaccamento per la nostra Costituzione ci hanno resi più energici». Dinanzi a una riforma che vuole ledere e limitare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, il voto al referendum è una freccia che ciascuno può scoccare per difendere la Costituzione, tenendo testa alla sua auspicata distruzione.

Al termine di un tour de force di eventi dedicati, Rossi si mantiene ottimista e guarda al futuro con entusiasmo: «Sono sicuro che i cittadini andranno in massa a votare "No". Di fronte alla campagna di odio, noi rispondiamo con il sorriso, con la voglia di cambiare questo Paese in meglio, difendendo la nostra tradizione che è la Costituzione. Con gli incontri che abbiamo fatto il popolo ha ritrovato la sua identità. Non deve essere un voto politico, perché la Costituzione non è per oggi, ma è per i nostri figli e nipoti. Non si può pensare secondo gli schieramenti di oggi, perché gli schieramenti di oggi non esisteranno più tra vent'anni».
11 fotoChiusura campagna referendaria del No con i procuratori capo Roberto Rossi e Renato Nitti -20 marzo 2026
Chiusura campagna referendaria del No con i procuratori capo Roberto Rossi e Renato Nitti -20 marzo 2026Chiusura campagna referendaria del No con i procuratori capo Roberto Rossi e Renato Nitti -20 marzo 2026Chiusura campagna referendaria del No con i procuratori capo Roberto Rossi e Renato Nitti -20 marzo 2026Chiusura campagna referendaria del No con i procuratori capo Roberto Rossi e Renato Nitti -20 marzo 2026Chiusura campagna referendaria del No con i procuratori capo Roberto Rossi e Renato Nitti -20 marzo 2026Chiusura campagna referendaria del No con i procuratori capo Roberto Rossi e Renato Nitti -20 marzo 2026Chiusura campagna referendaria del No con i procuratori capo Roberto Rossi e Renato Nitti -20 marzo 2026Chiusura campagna referendaria del No con i procuratori capo Roberto Rossi e Renato Nitti -20 marzo 2026Chiusura campagna referendaria del No con i procuratori capo Roberto Rossi e Renato Nitti -20 marzo 2026Chiusura campagna referendaria del No con i procuratori capo Roberto Rossi e Renato Nitti -20 marzo 2026Chiusura campagna referendaria del No con i procuratori capo Roberto Rossi e Renato Nitti -20 marzo 2026
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