Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte
Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Il premier Conte sbotta e in un video racconta al Paese le ragioni della crisi

Salvini vuol andare al voto, Di Maio parla di presa in giro e chiede di votare prima il taglio dei parlamentari

È aperta crisi nel Governo giallo-verde, che appare ormai giunto al capolinea.

Il voto sulla Tav sarebbe stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e portato gli alleati della maggioranza a scontrarsi forse per l'ultima volta.
Nel pomeriggio di ieri, un vertice a Palazzo Chigi tra il premier, Giuseppe Conte, e il vicepremier, Matteo Salvini, si è concluso con un video in cui il primo ha chiesto al leader della Lega «di spiegare al Paese e giustificare agli elettori che hanno creduto nella prospettiva del cambiamento le ragioni che lo portano a interrompono bruscamente l'azione di governo», rimettendo di fatto il suo mandato. Conte ha altresì ribadito che non lascerà che «si alimenti la narrativa di un Governo del "no"», rimarcando quanto di buono è stato fatto «in silenzio» in tutti questi mesi. La stoccata è stata rivolta non solo ad una parte della componente di maggioranza, ma anche alle opposizioni ed a buona parte della stampa d'apparato che non ha mai avuto simpatia per questo esecutivo.

Il Presidente del Consiglio ha anche sottolineato la necessità di trasparenza in questa crisi e che sin dalle prossime ore informerà i presidenti dei due rami del Parlamento e il Capo dello Stato.

«Andiamo subito in Parlamento per prendere atto che non c'è più una maggioranza, come evidente dal voto sulla Tav, e restituiamo velocemente la parola agli elettori», è stata la risposta del leader della Lega e Ministro dell'Interno Matteo Salvini, che proprio stasera avrebbe dovuto essere a Mola di Bari per incontrare i suoi elettori ed i tesserati.

Per Luigi Di Maio, del MoVimento 5 Stelle, Ministro dello Sviluppo Economico «la Lega ha preso in giro il Paese. Bisogna votare subito il taglio dei parlamentari e poi andare alle elezioni».

Votare, dunque, appare una prospettiva ormai assai concreta, ma quando? In ottobre? E se così fosse, con quale legge? E per votare chi?
I due partiti che hanno creato la crisi di Governo e che ora bloccheranno, di fatto, come sottolineato da Conte, l'attività dei Ministeri e del Parlamento stesso? Oppure il Partito Democratico, sempre più dilaniato da lotte intestine, troppo vicino all'establishment e per questo inviso a buona parte dell'elettorato? O Forza Italia, che cambierà nome è che è vittima di una emorragia di consensi, nonché dell'ennesima crisi d'identità del suo padre e padrone?

Fratelli d'Italia e Sinistra Italiana restano infine, rispettivamente a destra e a sinistra, troppo deboli per poter dire la loro da soli.

Il rebus è aperto. Le prossime ore ci diranno se, ancora una volta, a Roma "hanno scherzato" (Conte non di certo), oppure se si ritornerà in autunno alle urne senza troppe illusioni né prospettive. Destino amaro di un Paese costretto a navigare sempre a vista.
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