
Attualità
Da Terlizzi a Roma, don Michele Stragapede tra i “Preti contro il genocidio”
A un anno dalla prima mobilitazione, la rete internazionale è tornata nella Capitale
Terlizzi - domenica 27 settembre 2026
A un anno dalla prima mobilitazione, la rete internazionale "Preti Contro il Genocidio" è tornata a riunirsi a Roma, l'appuntamento si è svolto lo scorso 22 settembre e ha coinvolto circa 2.500 persone provenienti da 67 Paesi, tra sacerdoti e anche alcuni vescovi. Una presenza internazionale riunita attorno a una scelta definita dagli organizzatori «speranza a caro prezzo»: continuare a sperare nonostante tutto, riformulare visioni e scelte alternative e provare a restituire un futuro all'umanità. Speranza, perseveranza e resistenza sono state le parole che hanno accompagnato la giornata.
Tra i partecipanti anche don Michele Stragapede, parroco della parrocchia San Gioacchino di Terlizzi, che ha raccontato i diversi momenti della mobilitazione.
«In mattinata, presso la Casa generalizia dei Gesuiti a Roma, si è tenuto un momento assembleare per ribadire la necessità di un "momento di verità: la fede in tempo di genocidio". Si tratta del secondo documento del "Global Kairos for Justice", edito da La Meridiana, che intende ridestare il senso della fede nonostante la sistematica distruzione nei territori occupati. Dopo un pranzo piuttosto frugale, alle 15 si è tenuto un momento di preghiera nella chiesa di Santo Spirito in Sassia e poi è partito il corteo».
Una manifestazione caratterizzata dall'assenza di bandiere e simboli politici. Il corteo ha attraversato parte di via della Conciliazione, portando un sudario con i nomi di 300 bambini che, secondo quanto riferito dalla rete, sarebbero stati uccisi dopo le dichiarazioni di cessate il fuoco. Il percorso ha raggiunto la sede dell'Autorità nazionale palestinese e successivamente l'Ambasciata libanese presso la Santa Sede. A accompagnare i partecipanti, soltanto le immagini realizzate dall'artista e illustratore Gianluca Costantini per la rete "Preti Contro il Genocidio".
«Canti, preghiere, riflessioni, brani della Scrittura in diverse lingue hanno espresso le differenti identità presenti. La manifestazione si è poi conclusa in via Monte Grappa, davanti alla sede di Leonardo S.p.A., società a controllo pubblico attiva nel settore della costruzione e vendita di armi. Qui è stata ribadita l'immoralità della costruzione e della vendita delle armi: non si può fare profitto costruendo strumenti di morte e di distruzione. Don Tonino Bello avrebbe detto in modo netto che le armi non solo non si devono costruire, ma neanche vendere».
Proprio davanti alla sede di Leonardo, la rete ha posto l'attenzione sul tema del commercio degli armamenti, sostenendo la necessità di intervenire anche nei confronti di chi trae profitto dalla loro produzione e vendita. «Il loro guadagno, gronda sangue», è stato ribadito durante la manifestazione.
Al centro della giornata anche la questione israelo-palestinese, affrontata dai partecipanti a partire dalla complessità di una storia segnata da decenni di conflitti, occupazione e violenze. La rete ha richiamato, in particolare, le parole pronunciate dal cardinale Pierbattista Pizzaballa nella lettera al Patriarcato di Gerusalemme del 25 aprile 2026, nella quale sottolinea la necessità di distinguere le responsabilità tra chi esercita il potere e chi lo subisce, tra chi governa e chi è governato, tra chi possiede le armi e chi ne è minacciato, tra chi occupa e chi è occupato.
«Per quanto complessa possa essere la storia tra Israele e Palestina, è chiaro che siamo di fronte a un governo aggressore e a un popolo vittima di genocidio, e il nostro silenzio si tinge di complicità», conclude don Michele, riportando il senso della scelta compiuta dalla rete. «Pur nel rispetto delle diverse situazioni e riconoscendone la complessità, tuttavia, non le possiamo considerare tutte identiche: esiste una differenza tra chi esercita il potere e chi lo subisce, tra chi governa e chi è governato, tra chi possiede le armi e chi ne è minacciato, tra chi occupa e chi è occupato. Le responsabilità sono diverse. Riconoscere questa differenza è un atto di rispetto verso la giustizia e la verità».
Una giornata, dunque, che ha riportato nel cuore di Roma una presenza composta da sacerdoti e religiosi di diverse provenienze, uniti dalla preghiera e dalla richiesta di pace, nel segno di quella "speranza a caro prezzo" scelta come filo conduttore della seconda mobilitazione.
Tra i partecipanti anche don Michele Stragapede, parroco della parrocchia San Gioacchino di Terlizzi, che ha raccontato i diversi momenti della mobilitazione.
«In mattinata, presso la Casa generalizia dei Gesuiti a Roma, si è tenuto un momento assembleare per ribadire la necessità di un "momento di verità: la fede in tempo di genocidio". Si tratta del secondo documento del "Global Kairos for Justice", edito da La Meridiana, che intende ridestare il senso della fede nonostante la sistematica distruzione nei territori occupati. Dopo un pranzo piuttosto frugale, alle 15 si è tenuto un momento di preghiera nella chiesa di Santo Spirito in Sassia e poi è partito il corteo».
Una manifestazione caratterizzata dall'assenza di bandiere e simboli politici. Il corteo ha attraversato parte di via della Conciliazione, portando un sudario con i nomi di 300 bambini che, secondo quanto riferito dalla rete, sarebbero stati uccisi dopo le dichiarazioni di cessate il fuoco. Il percorso ha raggiunto la sede dell'Autorità nazionale palestinese e successivamente l'Ambasciata libanese presso la Santa Sede. A accompagnare i partecipanti, soltanto le immagini realizzate dall'artista e illustratore Gianluca Costantini per la rete "Preti Contro il Genocidio".
«Canti, preghiere, riflessioni, brani della Scrittura in diverse lingue hanno espresso le differenti identità presenti. La manifestazione si è poi conclusa in via Monte Grappa, davanti alla sede di Leonardo S.p.A., società a controllo pubblico attiva nel settore della costruzione e vendita di armi. Qui è stata ribadita l'immoralità della costruzione e della vendita delle armi: non si può fare profitto costruendo strumenti di morte e di distruzione. Don Tonino Bello avrebbe detto in modo netto che le armi non solo non si devono costruire, ma neanche vendere».
Proprio davanti alla sede di Leonardo, la rete ha posto l'attenzione sul tema del commercio degli armamenti, sostenendo la necessità di intervenire anche nei confronti di chi trae profitto dalla loro produzione e vendita. «Il loro guadagno, gronda sangue», è stato ribadito durante la manifestazione.
Al centro della giornata anche la questione israelo-palestinese, affrontata dai partecipanti a partire dalla complessità di una storia segnata da decenni di conflitti, occupazione e violenze. La rete ha richiamato, in particolare, le parole pronunciate dal cardinale Pierbattista Pizzaballa nella lettera al Patriarcato di Gerusalemme del 25 aprile 2026, nella quale sottolinea la necessità di distinguere le responsabilità tra chi esercita il potere e chi lo subisce, tra chi governa e chi è governato, tra chi possiede le armi e chi ne è minacciato, tra chi occupa e chi è occupato.
«Per quanto complessa possa essere la storia tra Israele e Palestina, è chiaro che siamo di fronte a un governo aggressore e a un popolo vittima di genocidio, e il nostro silenzio si tinge di complicità», conclude don Michele, riportando il senso della scelta compiuta dalla rete. «Pur nel rispetto delle diverse situazioni e riconoscendone la complessità, tuttavia, non le possiamo considerare tutte identiche: esiste una differenza tra chi esercita il potere e chi lo subisce, tra chi governa e chi è governato, tra chi possiede le armi e chi ne è minacciato, tra chi occupa e chi è occupato. Le responsabilità sono diverse. Riconoscere questa differenza è un atto di rispetto verso la giustizia e la verità».
Una giornata, dunque, che ha riportato nel cuore di Roma una presenza composta da sacerdoti e religiosi di diverse provenienze, uniti dalla preghiera e dalla richiesta di pace, nel segno di quella "speranza a caro prezzo" scelta come filo conduttore della seconda mobilitazione.



Ricevi aggiornamenti e contenuti da Terlizzi 


.jpg)
.jpg)


