
Eventi e cultura
A Terlizzi si chiude la campagna referendaria del "No" con Roberto Rossi e Renato Nitti
Appuntamento fissato per venerdì 20 marzo al Centro Sociale Sacro Cuore
Terlizzi - mercoledì 18 marzo 2026
Si chiude venerdì prossimo, 20 marzo, la campagna referendaria del "No" che contesta aspramente la legge costituzionale "Nordio" con la modifica di sette articoli della Costituzione. Una diade d'eccezione sarà ospite al Centro Sociale Sacro Cuore di Terlizzi, in viale della Resistenza n. 16, a partire dalle ore 17.30: due procuratori capo, Roberto Rossi per la procura di Bari, e Renato Nitti per quella di Trani, smonteranno i falsi miti della riforma, spiegando gli inganni che si celano al suo interno.
Volta a cambiare profondamente la nostra Carta fondamentale, la novella normativa colpisce l'indipendenza della magistratura e altera il delicato sistema di pesi e contrappesi tra i poteri dello Stato. Mossa da uno spirito squisitamente politico di attacco al sistema giudicante e requirente, la legge non moltiplica le risorse per la giustizia, ma ne incrementa soltanto gli organi di potere con notevoli ricadute economiche sulla collettività: da un lato, il Consiglio Superiore della Magistratura sarà diviso in due, uno dedicato ai giudici e l'altro ai pubblici ministeri; d'altra parte, sarà istituita l'Alta Corte Disciplinare, la quale andrà a sostituire in toto la Sezione Disciplinare del CSM che si occupa di intervenire in caso di inosservanze legislative e di condotta poste in essere dai magistrati. Peraltro, tale Alta Corte eserciterà i suoi controlli solamente sui magistrati ordinari, senza espletare la sua attività sulle altre magistrature. Si tratta di un nuovo organo costituzionale che assume le sembianze di un "giudice speciale", violativo dell'art. 102 della stessa Costituzione.
Né la riforma Nordio serve nel concreto a separare le carriere, dal momento che già la riforma Cartabia ha provveduto a rendere i passaggi di funzione un'eventualità più unica che rara: mediamente, infatti, meno di trenta magistrati su oltre novemila scelgono una carriera diversa, traslando da giudice a pubblico ministero o viceversa.
Si tratta, dunque, di una manovra subdola del Governo Meloni che punta a indebolire il potere giudiziario con gravi ripercussioni sulla comunità. Il sorteggio falsato, poi, svela la manipolazione avallata dall'attuale Ministro della Giustizia che annichilisce il sistema democratico delle elezioni nel CSM: se i magistrati dovranno essere estratti a sorte da un manipolo di circa diecimila colleghi, al contrario i componenti non togati saranno estratti sì, ma da una lista corta e bloccata di soggetti scelti a monte dalla compagine parlamentare. La democrazia, però, si basa sulla scelta responsabile e non di certo sull'affidarsi alla sorte per ruoli di massima garanzia.
Per il Comitato "Giusto dire No" è importante andare a votare: non essendo previsto un quorum per tale referendum confermativo, ogni singolo voto conta per difendere l'assetto ordinamentale. A introdurre l'incontro sarà il concittadino Giuseppe Volpe, ex procuratore di Bari prima di cedere le redini a Roberto Rossi. Volpe si è speso notevolmente sul fronte del "No" per allargare gli orizzonti di quanti non masticano la materia, affinché nessuno svenda i propri diritti a seguito di bombardamenti mediatici e slogan politici che nulla hanno a che fare col funzionamento dei tribunali, la velocità dei processi, la stabilizzazione dei precari e gli errori giudiziari. A moderare sarà Antonella Maggi, docente di scuola media e superiore.
Volta a cambiare profondamente la nostra Carta fondamentale, la novella normativa colpisce l'indipendenza della magistratura e altera il delicato sistema di pesi e contrappesi tra i poteri dello Stato. Mossa da uno spirito squisitamente politico di attacco al sistema giudicante e requirente, la legge non moltiplica le risorse per la giustizia, ma ne incrementa soltanto gli organi di potere con notevoli ricadute economiche sulla collettività: da un lato, il Consiglio Superiore della Magistratura sarà diviso in due, uno dedicato ai giudici e l'altro ai pubblici ministeri; d'altra parte, sarà istituita l'Alta Corte Disciplinare, la quale andrà a sostituire in toto la Sezione Disciplinare del CSM che si occupa di intervenire in caso di inosservanze legislative e di condotta poste in essere dai magistrati. Peraltro, tale Alta Corte eserciterà i suoi controlli solamente sui magistrati ordinari, senza espletare la sua attività sulle altre magistrature. Si tratta di un nuovo organo costituzionale che assume le sembianze di un "giudice speciale", violativo dell'art. 102 della stessa Costituzione.
Né la riforma Nordio serve nel concreto a separare le carriere, dal momento che già la riforma Cartabia ha provveduto a rendere i passaggi di funzione un'eventualità più unica che rara: mediamente, infatti, meno di trenta magistrati su oltre novemila scelgono una carriera diversa, traslando da giudice a pubblico ministero o viceversa.
Si tratta, dunque, di una manovra subdola del Governo Meloni che punta a indebolire il potere giudiziario con gravi ripercussioni sulla comunità. Il sorteggio falsato, poi, svela la manipolazione avallata dall'attuale Ministro della Giustizia che annichilisce il sistema democratico delle elezioni nel CSM: se i magistrati dovranno essere estratti a sorte da un manipolo di circa diecimila colleghi, al contrario i componenti non togati saranno estratti sì, ma da una lista corta e bloccata di soggetti scelti a monte dalla compagine parlamentare. La democrazia, però, si basa sulla scelta responsabile e non di certo sull'affidarsi alla sorte per ruoli di massima garanzia.
Per il Comitato "Giusto dire No" è importante andare a votare: non essendo previsto un quorum per tale referendum confermativo, ogni singolo voto conta per difendere l'assetto ordinamentale. A introdurre l'incontro sarà il concittadino Giuseppe Volpe, ex procuratore di Bari prima di cedere le redini a Roberto Rossi. Volpe si è speso notevolmente sul fronte del "No" per allargare gli orizzonti di quanti non masticano la materia, affinché nessuno svenda i propri diritti a seguito di bombardamenti mediatici e slogan politici che nulla hanno a che fare col funzionamento dei tribunali, la velocità dei processi, la stabilizzazione dei precari e gli errori giudiziari. A moderare sarà Antonella Maggi, docente di scuola media e superiore.


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