Usura a Terlizzi, scarcerato Berardi: ha ottenuto gli arresti domiciliari
La decisione della gip Altamura dopo le dichiarazioni spontanee rese ieri dal 52enne nel corso dell'interrogatorio di garanzia
venerdì 23 ottobre 2026
14.20
Pur avvalendosi della facoltà di non rispondere, Renato Berardi, il 52enne di Terlizzi arrestato nell'ambito di una indagine su «un'articolata rete di prestiti usurari», ha rilasciato delle dichiarazioni spontanee. Il suo passaggio in carcere, a Trani, è durato lo spazio di poche ore perché stamane ha ottenuto gli arresti domiciliari.
L'attenuazione dell'ordinanza di custodia cautelare, come da richiesta dei suoi due difensori, gli avvocati Giuseppe Modesti e Giuseppe Mariani, è stata applicata questa mattina dalla giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Lucia Anna Altamura. Nell'interrogatorio di garanzia, infatti, l'uomo, commercialista e consulente finanziario della città, ha provato a spiegare il suo ruolo nella vicenda rendendo dichiarazioni spontanee in cui ha fatto anche parziali ammissioni.
Di qui la decisione di attenuare l'ordinanza ai domiciliar. Il 47enne Graziano Baldassarre, invece, ha risposto alle domande «provando a chiarire alcuni aspetti», ha specificato il suo avvocato Angelo Caputi, mentre l'interrogatorio del 47enne Paolo Ficco «non s'è svolto - ha spiegato l'avvocato Cristian Di Giusto che lo difende col collega Ladislao Massari - in quanto il nostro assistito è ricoverato all'ospedale di Molfetta». Stessa sorte anche per il figlio di Paolo, Nicola Ficco, di 26 anni.
L'inchiesta della Procura della Repubblica di Trani, diretta dal pubblico ministero Ubaldo Leo e avviata dopo la denuncia di una vittima, ha accertato «un'articolata rete di prestiti usurari praticati ricorrendo ad atti di intimidazione e estorsivi» a cavallo del periodo Covid-19 e almeno fino al 2024. Alcune delle vittime sarebbero state persone affette da ludopatia che «sistematicamente» avrebbero «reinvestito i soldi in slot machine poste nei locali commerciali gestiti dai presunti usurai».
In altri episodi, invece, si trattava di piccoli imprenditori e artigiani che, «non potendo più accedere ai tradizionali canali del credito, erano costretti a chiedere dei prestiti». A rendere particolarmente gravoso il ricorso a questi finanziamenti, però, erano gli interessi richiesti: secondo quanto ricostruito - le indagini sono state sviluppate dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari -, venivano applicati alcuni «tassi di interesse variabili tra il 60% e il 1.260% a carattere annuale».
Le indagini si sono estate ad alcune imprese. Ficco, nonostante fosse sottoposto a misure di prevenzione, avrebbe attribuito «fittiziamente a Berardi e Massimo Chieco e alla coniuge Domenica De Lucia (indagati), col consenso di costoro, la proprietà» di una s.r.l. attiva del settore edile, la Artemide, finita sotto sequestro.
L'attenuazione dell'ordinanza di custodia cautelare, come da richiesta dei suoi due difensori, gli avvocati Giuseppe Modesti e Giuseppe Mariani, è stata applicata questa mattina dalla giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Lucia Anna Altamura. Nell'interrogatorio di garanzia, infatti, l'uomo, commercialista e consulente finanziario della città, ha provato a spiegare il suo ruolo nella vicenda rendendo dichiarazioni spontanee in cui ha fatto anche parziali ammissioni.
Di qui la decisione di attenuare l'ordinanza ai domiciliar. Il 47enne Graziano Baldassarre, invece, ha risposto alle domande «provando a chiarire alcuni aspetti», ha specificato il suo avvocato Angelo Caputi, mentre l'interrogatorio del 47enne Paolo Ficco «non s'è svolto - ha spiegato l'avvocato Cristian Di Giusto che lo difende col collega Ladislao Massari - in quanto il nostro assistito è ricoverato all'ospedale di Molfetta». Stessa sorte anche per il figlio di Paolo, Nicola Ficco, di 26 anni.
L'inchiesta della Procura della Repubblica di Trani, diretta dal pubblico ministero Ubaldo Leo e avviata dopo la denuncia di una vittima, ha accertato «un'articolata rete di prestiti usurari praticati ricorrendo ad atti di intimidazione e estorsivi» a cavallo del periodo Covid-19 e almeno fino al 2024. Alcune delle vittime sarebbero state persone affette da ludopatia che «sistematicamente» avrebbero «reinvestito i soldi in slot machine poste nei locali commerciali gestiti dai presunti usurai».
In altri episodi, invece, si trattava di piccoli imprenditori e artigiani che, «non potendo più accedere ai tradizionali canali del credito, erano costretti a chiedere dei prestiti». A rendere particolarmente gravoso il ricorso a questi finanziamenti, però, erano gli interessi richiesti: secondo quanto ricostruito - le indagini sono state sviluppate dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari -, venivano applicati alcuni «tassi di interesse variabili tra il 60% e il 1.260% a carattere annuale».
Le indagini si sono estate ad alcune imprese. Ficco, nonostante fosse sottoposto a misure di prevenzione, avrebbe attribuito «fittiziamente a Berardi e Massimo Chieco e alla coniuge Domenica De Lucia (indagati), col consenso di costoro, la proprietà» di una s.r.l. attiva del settore edile, la Artemide, finita sotto sequestro.