Un ponte tra Terlizzi e Nairobi
I giovani della parrocchia di San Gioacchino incontrano i ragazzi di strada: «Un’esperienza che ci ha cambiati»
martedì 18 agosto 2026
Migliaia di chilometri di distanza non sono bastati a separare due realtà profondamente diverse. Da Terlizzi a Nairobi, un gruppo di giovani e adulti della parrocchia di San Gioacchino ha vissuto un'esperienza di volontariato e condivisione a contatto con alcuni ragazzi di strada della capitale kenyota.
Per circa due settimane, la delegazione terlizzese ha scelto di lasciare alle spalle le proprie abitudini quotidiane per immergersi in una realtà segnata dalla povertà e dall'emarginazione, accompagnata dal missionario comboniano padre Kizito Renato Sesana.
Al centro del viaggio, l'incontro con bambini e adolescenti che vivono per strada, spesso dopo aver abbandonato o essere stati allontanati dalle proprie famiglie.
Ragazzi esposti a violenze e difficoltà quotidiane, ma che conservano, raccontano i partecipanti, una straordinaria voglia di vivere e una dignità che va oltre le condizioni nelle quali sono costretti a crescere.
Un'esperienza che ha lasciato un segno profondo anche nei giovani terlizzesi. «In Kenya non siamo andati con la presunzione di insegnare – ha raccontato don Michele Stragapede – ma con il desiderio di ascoltare e imparare l'essenziale. Abbiamo incontrato comunità che, pur nella privazione totale, custodiscono una gioia autentica e una dignità straordinaria».
Tra i momenti più significativi, proprio l'incontro con i ragazzi di Nairobi. I loro sorrisi, gli abbracci e la naturalezza con cui hanno accolto i visitatori hanno abbattuto, anche solo per qualche ora, distanze geografiche e culturali. «Abbracciare l'altro senza barriere culturali ci ha fatto capire il senso della fratellanza universale», ha raccontato uno dei giovani partecipanti.
Il viaggio ha rappresentato anche un momento di formazione e di riflessione sui temi dell'accoglienza e della solidarietà. Tornare a casa, per i ragazzi di San Gioacchino, ha significato portare con sé uno sguardo diverso sulla realtà e sulle proprie abitudini.
«La mia esperienza con i ragazzi di strada a Nairobi ha cambiato il mio modo di guardare alla realtà, mettendo in discussione i nostri stereotipi», ha spiegato un altro giovane. Da qui una consapevolezza: «Bisogna dimenticare i propri privilegi ed evitare la mentalità del "salvatore bianco". I ragazzi incontrati non sono vittime passive o simboli di povertà, ma persone con la propria storia e capacità di scegliere».
Un incontro, dunque, che non si è esaurito nelle due settimane trascorse in Kenya.
Il legame costruito a Nairobi torna a Terlizzi come un'esperienza capace di interrogare la comunità e, soprattutto, di ricordare che la solidarietà passa prima di tutto dalla capacità di incontrare l'altro, ascoltarlo e riconoscerne la dignità.
Per circa due settimane, la delegazione terlizzese ha scelto di lasciare alle spalle le proprie abitudini quotidiane per immergersi in una realtà segnata dalla povertà e dall'emarginazione, accompagnata dal missionario comboniano padre Kizito Renato Sesana.
Al centro del viaggio, l'incontro con bambini e adolescenti che vivono per strada, spesso dopo aver abbandonato o essere stati allontanati dalle proprie famiglie.
Ragazzi esposti a violenze e difficoltà quotidiane, ma che conservano, raccontano i partecipanti, una straordinaria voglia di vivere e una dignità che va oltre le condizioni nelle quali sono costretti a crescere.
Un'esperienza che ha lasciato un segno profondo anche nei giovani terlizzesi. «In Kenya non siamo andati con la presunzione di insegnare – ha raccontato don Michele Stragapede – ma con il desiderio di ascoltare e imparare l'essenziale. Abbiamo incontrato comunità che, pur nella privazione totale, custodiscono una gioia autentica e una dignità straordinaria».
Tra i momenti più significativi, proprio l'incontro con i ragazzi di Nairobi. I loro sorrisi, gli abbracci e la naturalezza con cui hanno accolto i visitatori hanno abbattuto, anche solo per qualche ora, distanze geografiche e culturali. «Abbracciare l'altro senza barriere culturali ci ha fatto capire il senso della fratellanza universale», ha raccontato uno dei giovani partecipanti.
Il viaggio ha rappresentato anche un momento di formazione e di riflessione sui temi dell'accoglienza e della solidarietà. Tornare a casa, per i ragazzi di San Gioacchino, ha significato portare con sé uno sguardo diverso sulla realtà e sulle proprie abitudini.
«La mia esperienza con i ragazzi di strada a Nairobi ha cambiato il mio modo di guardare alla realtà, mettendo in discussione i nostri stereotipi», ha spiegato un altro giovane. Da qui una consapevolezza: «Bisogna dimenticare i propri privilegi ed evitare la mentalità del "salvatore bianco". I ragazzi incontrati non sono vittime passive o simboli di povertà, ma persone con la propria storia e capacità di scegliere».
Un incontro, dunque, che non si è esaurito nelle due settimane trascorse in Kenya.
Il legame costruito a Nairobi torna a Terlizzi come un'esperienza capace di interrogare la comunità e, soprattutto, di ricordare che la solidarietà passa prima di tutto dalla capacità di incontrare l'altro, ascoltarlo e riconoscerne la dignità.