Il culto micaelico, cuore della devozione terlizzese nelle parole di Vito Bernardi

San Michele nella città dei fiori, una fede che attraversa i secoli

mercoledì 20 maggio 2026
A cura di Paolo Alberto Malerba
Il culto di San Michele Arcangelo rappresenta una delle espressioni più profonde della fede popolare terlizzese, un legame che attraversa i secoli e continua ancora oggi a vivere nella devozione autentica della comunità.
Terlizzi riconosce nell'Arcangelo il suo patrono spirituale e una figura identitaria capace di unire storia, tradizione e sentimento religioso. Dalle antiche testimonianze medievali fino alle processioni, ai pellegrinaggi e alle celebrazioni odierne, il culto micaelico ha accompagnato la crescita civile e spirituale della città, trovando nella Chiesetta della Natività e nella devozione popolare uno dei suoi cuori più vivi.

Lo scorso 8 maggio 2026, in occasione della festa di San Michele, la città ha rinnovato questo legame secolare durante la solenne celebrazione liturgica tenutasi nella Chiesa dei Santi Medici, alla presenza del nuovo Vescovo della Diocesi, S.E. Mons. Domenico Basile. Un momento particolarmente significativo, che ha riaffermato il valore storico e spirituale della devozione micaelica terlizzese e il ruolo centrale che San Michele continua ad avere nella coscienza collettiva della comunità.
Di seguito, la relazione letta in apertura della celebrazione liturgica, a cura del dott. Vito Bernardi, studioso di Terlizzi e della Puglia.

Eccellenza Reverendissima,
il Popolo di Terlizzi e l'Associazione Culturale "Pro Chiesetta della Natività" La ringraziamo di cuore per aver accettato l'invito a presenziare questa liturgia nel giorno dell'apparizione dell'Arcangelo Michele sul monte Gargano. La sua persona, oggi tra di noi, quale nuovo pastore della nostra Comunità ci conforta e ci sprona a dare alla nostra storia quotidiana senso e speranza. Permettetemi, Eccellenza, di portare alla vostra conoscenza questa nostra storia intrisa di fede e di amore verso l'Arcangelo Michele.

La fede micaelica del popolo terlizzese

Il nome Michele (Mi-kha-el: Chi è come Dio?) è di origine ebraica. L'origine del culto è in Asia Minore, nella Frigia, ove avvennero le prime apparizioni. Nel IV secolo si diffuse in Occidente. Il culto giunse in Italia, nel Lazio, in Umbria e sul Gargano. Il Gargano diventa il centro più antico del culto riferibile alla seconda metà del V secolo d.C. Sarà Lorenzo Maiorano, vescovo, il fondatore del culto sullo speco garganico. Il "Liber de apparitione sancti Michaelis in Monte Gargano" è l'opera che presenta i straordinari fatti miracolosi che si verificarono su quel monte. Nell'Italia meridionale il culto si diffuse nel VII secolo con il duca longobardo Romualdo I e sua moglie Teodorata. L'Arcangelo con le sue virtù di guerriero sostituiva l'antico culto germanico del pagano dio Odino. Il culto verso l'Arcangelo Michele inizia a diffondersi in Terlizzi nell'VIII secolo con Wacco, gastaldo longobardo del Ducato di Benevento e Signore di un "casale… in Trelicio" (Cronica Monasterii Casinensis di Leone Ostiense). Con i principi e re longobardi la grotta garganica diventa una tappa obbligata di pellegrinaggio per la cristianità medievale. Con il dominio longobardo il locus Tillizo avrà avuto certamente la sua ecclesia dedicata all'Arcangelo. Anche i Normanni a Terlizzi contribuirono alla diffusione del culto micaelico con la costruzione di chiese intra ed extra moenia. Nel "Regesto S. Leonardi Siponti" si fa riferimento, per la prima volta, nel 1132 ad una "stratam Perigrinorum" in relazione alla donazione fatta alla badia benedettina di San Leonardo da parte del feudatario normanno Ruggero "… filius et heres domini Gosfridi comitis, dominator Terlitii", di una chiesa dedicata a San Michele "quae sita est in territorio dicte civitatis (Siponti) iuxta stratam Perigrinorum". Nelle pergamene del nostro Archivio diocesano nei vari negozi giuridici di origine longobarda e normanna si fa esplicito riferimento alla protezione dell'Arcangelo. Anche le prime chiese costruite durante il periodo normanno sono dedicate a San Michele. Una bolla del 1038 del vescovo di Giovinazzo Grimaldo, da cui dipendeva il locus Terlitii, in occasione della consacrazione della prima chiesa all'Arcangelo, concede al clero speciali privilegi. Nel 1073 sotto il dominio del normanno conte Amico verrà demolita e costruita una seconda dedicata sempre a San Michele. Nel 1238 l'arciprete Guaranno, di origine normanna, contribuisce alla costruzione, grazie a lasciti e donazioni, della nuova "fabrica ecclesia Sancti Angeli" che viene consacrata il 22 gennaio del 1258. La costruzione duecentesca di stile romanico-gotico inglobò nell'area presbiteriale l'ecclesia del 1073. La Collegiata romanica, divenuta Cattedrale nel 1749, venne distrutta nel 1782 per far posto all'attuale Chiesa neoclassica. La statua dell'Arcangelo dell'antica Collegiata che troneggiava sul portale di Anseramo da Trani, oggi è collocata, mutila, nel lapidarium della locale Pinacoteca. L'Arcangelo regge col braccio destro la lancia spiralata che trafigge il drago e con il sinistro uno scudo.

Il centro propulsore del culto dei terlizzese verso San Michele, patrono della città, è stato l'Oratorio sotto il titolo della Sacra Famiglia, situato nella parte orientale della città. La richiesta di un oratorio privato da erigersi presso la propria abitazione fu inoltrata il 1869 da Giovanni Tangari all'Ordinario Diocesano. L'istanza fu accolta in quanto una sufficiente dote ne garantiva l'esistenza. L'Oratorio, chiamato dal popolo "la chiesodde", è conosciuto anche come "chiesa della Natività e di San Michele." Nel corso dei secoli la devozione verso l'Arcangelo si è mantenuta viva e salda. A ravvivarla verso la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento fu l'arcidiacono don Francesco Tangari (1909-1917). Verso la fine degli anni Quaranta del Novecento fu istituita, con decreto in data 23 ottobre 1949 del vescovo Achille Salvucci, l'Associazione San Michele la cui sede è sempre stata la chiesetta della Sacra Famiglia. L'Associazione organizzava i solenni festeggiamenti dell'8 maggio e del 29 settembre, i pellegrinaggi allo speco garganico e il 6 agosto, festa del Padre Eterno o Trasfigurazione di Nostro Signore, alla chiesetta rurale dell'Eterno Padre, già di Santa Maria di Corsignano, situata nell'agro tra Giovinazzo e Terlizzi. I pellegrinaggi coincidevano con l'inizio e il termine dei grandi lavori agricoli, semina e mietitura legate ai cicli di primavera e di autunno. Le compagnie erano l'immagine del popolo in cammino per l'espiazione dei peccati, le quali con i traini o a piedi scalzi ("nudatis pedibus") si incamminavano verso la Grotta Santa. I preparativi della Associazione San Michele per Monte Sant'Angelo iniziavano molto tempo prima a cura del priore Carmine Cipriani che il popolo chiamava con il vezzeggiativo "Carminuccio".

L'Associazione San Michele che sin dalla sua costituzione ha operato presso la chiesetta della Sacra Famiglia, venne sciolta con decreto dell'11.2.1965 da Mons. Achille Salvucci, ma ricostituita presso la locale Cattedrale e affidata alla cura pastorale dell'arciprete pro tempore. La facciata dell'Oratorio è semplice e lineare, non presenta particolari elementi decorativi. In alto troneggia un piccolo campanile a vela. Nel timpano del portale d'ingresso si legge la seguente iscrizione in latino che richiama l'anno di costruzione e il patrono: "Domus Dei G.T. A.D.1869". L'interno è ad navata unica, con volte a botte e lunette laterali. L'unico altare, in pietra calcarea, è collocato su due larghi gradini anch'essi di pietra. Maioliche bianche e gialle dell'artigianato locale adornano il gradino più alto. L'Oratorio conserva opere scultoree in legno e in cartapesta dei secoli XVII e XIX oltre a preziosi reliquiari. L'Oratorio della Sacra Famiglia rappresenta una pagina importante della storia religiosa e civile della Comunità terlizzese. È stato il tempio della fede semplice e genuina dei nostri padri, il centro propulsore del culto verso l'Arcangelo. L'Associazione "Pro Chiesetta della Natività" alla fine degli anni Novanta del Novecento e inizio del nuovo Millennio, guidata dal prof. Michele de Palma e dal Signor Cagnetta Nicolò, grazie al sostegno di alcuni benefattori procedette all'acquisto dal padrone della chiesetta e al restauro della stessa che rappresenta la chiara testimonianza del rapporto confidente di un popolo verso San Michele a cui ha presentato e presenta, sicuro di essere esaudito, gioie e dolori, favori e protezione. Questo scrigno di fede autentica, genuina, tradizionale continua anche oggi a cantare con l'Arcangelo le lodi a Dio, l'Onnipotente Signore del Cielo e della Terra.