A Vitagliano racconto la storia di mio zio

Auguro a Pasquale di scrollarsi l'amarezza della sconfitta e portare in aula i sorrisi dei suoi ragazzi

lunedì 26 giugno 2017 11.25
A cura di Cosimo de Gioia
Mi complimento con Ninni Gemmato e non gioisco per la sconfitta di Pasquale Vitagliano.
Diciamoci la verità... la vittoria del neo riconfermato sindaco di Terlizzi era nell'aria: dopo il primo turno e all'indomani del mancato apparentamento con De Chirico, gli stessi sostenitori della Comunità civica avevano pronosticato in pectore una rimonta quasi impossibile, quantomeno difficilissima. Così è stato: la comunità civica per eccellenza - la città - ha premiato il lavoro e i risultati espressi in questi ultimi anni da Ninni Gemmato e dalla maggioranza di centrodestra. E, lasciatemelo dire, obiettivamente questo sindaco merita questa riconferma.

VI RACCONTO UNA STORIA CHE HA COME PROTAGONISTA MIO ZIO...
Al di là delle formule politiche degli apparentamenti, Vitagliano non ha saputo parlare ai cuori dell'elettorato di centrosinistra, non è riuscito ad essere credibile agli occhi di chi al primo turno aveva votato Michelangelo De Chirico. E' solo il mio pensiero, in ogni caso il dato numerico del ballottaggio dice che il leader di Comunità civica ha raccolto più o meno gli stessi voti del primo turno, mentre Gemmato ne ha presi oltre mille in più.
Se dovessi provare a spiegare le ragioni della sconfitta di Vitagliano, lo farei raccontandovi un aneddoto, una storia realmente accaduta, che riguarda mio zio e che trovo emblematica. Mio zio vive da anni a Terlizzi, operatore sanitario in pensione, si è laureato in Scienze Politiche con il massimo dei voti pochi mesi fa sulla soglia dei 70 anni. Da sempre progressista, di sinistra, anti berlusconiano di ferro, non molto tempo fa mi mostrò una foto sullo smartphone e mi disse indignato "guarda un po'... ma come si fa a dire certe cose?!". Aveva scattato una foto al manifesto firmato Comunità civica, quello contro la riqualificazione di corso Dante, quello che a caratteri cubitali urlava allo «scempio». Come si fa a parlare di scempio - mi diceva più indignato che incredulo - sì d'accordo si può discutere, si può dire che poteva essere fatto meglio, ma come si può giudicare alla stregua di uno scempio un'opera pubblica che qualunque altro sindaco dovrebbe realizzare per la propria città? Vitagliano non avrà mai il mio voto, concluse.

L'INNO "CE L'ABBIAMO SOLO NOI" SI CANTA ALLO STADIO, NON FA PER LA POLITICA
Non mi piace passare con i piedi sopra l'amarezza di una sconfitta e sono sincero quando dico che avverto un sentimento di rispetto umano per Vitagliano, così come quindici giorni fa mi era dispiaciuto per Michelangelo De Chirico. A Pasquale, se mi posso permettere, voglio regalargli la storia di sopra affinché ne faccia il meglio che crede.
In ogni caso mi piace pensare che a partire da oggi abbandoni la tesi pretenziosa della civiltà contro l'inciviltà, il teorema della legalità contro l'illegalità, la supponenza di credere che tutto dall'altra parte sia sbagliato e tutto da quest'altra parte sia benedetto dal Signore. Lo slogan "ce l'abbiamo solo noi" si canta allo stadio, non va bene per la politica.

VITAGLIANO NON VUOLE PARLARE CON TERLIZZIVIVA, EPPURE NOI GLI CHIEDIAMO DI RACCOGLIERE I SORRISI DEI SUOI RAGAZZI
Vitagliano non vuole più parlare con Terlizziviva. Nessuna dichiarazione, nessuna intervista, nessun commento. Vitagliano è sicuro che il direttore di questo giornale ce l'abbia con lui, che gli abbia organizzato un'imboscata in quel benedetto confronto in piazza. I suoi fedelissimi, vedrete, commenteranno sotto questo editoriale e scriveranno che sono le solite «stronzate» di quello lì del confronto. Tuttavia, Vitagliano è persona intelligente e sono certo che in cuor suo sappia bene che non è così. Oppure, pazienza.
Sorvolando su quello che possa pensare, auguro con il cuore a Pasquale di scrollarsi di dosso al più presto lo scoramento di questa sconfitta e raccogliere, oggi stesso, le energie e i sorrisi delle tante belle persone e dei tanti giovani che ho visto accanto a lui, innamorati di lui, per dar loro una nuova direzione. Raccolga ancora la loro voce, le loro idee, le loro proposte, le loro competenze e le porti in consiglio comunale, le porti ancora sul palco di piazza Cavour. Per il bene di Terlizzi. E questa volta senza temere scempi ovunque e comunque.