Salvatore De Chirico, una firma terlizzese nel film “L’estranea” in corsa per gli Oscar
È co-sceneggiatore del film di Paolo Strippoli, nelle sale dall’8 ottobre
domenica 11 ottobre 2026
C'è anche il nome di un terlizzese tra quelli che hanno contribuito alla realizzazione de "L'estranea", il nuovo film di Paolo Strippoli arrivato nelle sale italiane l'8 ottobre. È Salvatore De Chirico, nato e cresciuto a Terlizzi e oggi residente a Roma, che ha firmato la sceneggiatura insieme al regista pugliese. Una storia professionale che affonda le radici in un'amicizia nata quando entrambi erano giovanissimi e che, negli anni, si è trasformata in una collaborazione artistica capace di raggiungere importanti palcoscenici internazionali.
Per De Chirico, la scrittura è una passione coltivata fin dall'infanzia. Dopo gli studi in Economia e la specializzazione in Economia del cinema e dell'audiovisivo, il suo percorso si è arricchito con l'approfondimento della regia e della sceneggiatura, fino a un master alla Sorbona di Parigi. Ma le origini del legame con Strippoli precedono di molto la formazione e le esperienze professionali.
«Con Paolo ci siamo conosciuti quando lui aveva quattordici anni e io diciassette. Ci siamo ritrovati in una scuola di teatro a Corato perché, per due ragazzi innamorati del cinema e ancora senza macchina, era la cosa più vicina a quel mondo che avessimo a disposizione. Dopo anni e percorsi diversi ci siamo ritrovati a Roma, e da lì sono cresciute insieme l'amicizia e la collaborazione artistica. Mi piace pensare che L'estranea, oltre a essere ambientato al Sud, nasca al Sud anche per questo».
È da questo incontro, avvenuto in Puglia, che prende avvio un percorso destinato a consolidarsi nel tempo. La scrittura de "L'estranea" è cominciata circa cinque anni fa, dopo "Senza tenere premuto", un cortometraggio thriller-horror realizzato con Strippoli nel formato delle Instagram Stories. Successivamente è arrivata la proposta di sviluppare un lungometraggio a partire da uno dei tre racconti che il regista stava elaborando.
Il punto di partenza è stato il secondo racconto, quello da cui sarebbe nato il nucleo narrativo del film: una madre si presenta a casa della figlia e sostiene che tutto ciò che quest'ultima crede di sapere sulla propria famiglia sia falso. Al centro della vicenda c'è un patto stretto vent'anni prima nella cappella di un ospedale di Bari, insieme a una donna sconosciuta.
«Quell'idea mi folgorò. Gli chiesi subito: "E poi che succede?". E lui mi rispose: "Ti avevo raccontato il primo perché è l'unico che ho scritto. Questo non so come continua". Abbiamo deciso in quel momento di scoprirlo insieme».
Da quella conversazione ha preso forma il film prodotto da Marina Marzotto per Propaganda Italia. Il suo percorso è passato dalla selezione in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia alle partecipazioni al Toronto International Film Festival, al Fantastic Fest in Texas e al Beyond Fest di Los Angeles, con ulteriori appuntamenti internazionali in programma.
A segnare una nuova tappa è arrivata la designazione del film a rappresentare l'Italia nella corsa agli Oscar. Un riconoscimento accolto con sorpresa e consapevolezza del significato che porta con sé.
«È stata un'altra sorpresa enorme. Ho sentito insieme l'onore e la responsabilità di questa scelta. Siamo grati alla commissione ANICA per aver dato questa possibilità a un film di un autore così giovane e così "estraneo", in un certo senso, dal cinema italiano di oggi. È una fiducia che conta molto per noi».
Con l'arrivo nelle sale italiane, per gli autori si apre adesso il confronto con il pubblico. Dopo anni trascorsi a costruire e accompagnare la storia, il film è pronto a misurarsi con lo sguardo degli spettatori, in una fase non semplice per il cinema italiano e per la capacità di richiamare il pubblico nelle sale.
«Spero che L'estranea riesca ad aprire un dialogo con il pubblico. Sappiamo quanto sia difficile, in questo momento, portare gli spettatori in sala a vedere un film italiano. Dopo aver accompagnato questa storia per tanti anni, c'è un grande desiderio di scoprire che cosa susciterà nelle persone che verranno a vederla. Noi saremo lì ad accompagnarla».
Per Terlizzi, il percorso di Salvatore De Chirico rappresenta intanto un motivo di interesse e di orgoglio: una storia professionale che parte dalla città, attraversa esperienze formative e incontri decisivi e approda oggi a un'opera cinematografica che si è ritagliata uno spazio nel panorama internazionale. Un legame con le proprie origini che trova posto anche nelle parole dello stesso sceneggiatore, quando ricorda come il film, pur raccontando una storia ambientata al Sud, sia nato in qualche modo proprio da quel Sud in cui lui e Strippoli hanno mosso i primi passi.
Per De Chirico, la scrittura è una passione coltivata fin dall'infanzia. Dopo gli studi in Economia e la specializzazione in Economia del cinema e dell'audiovisivo, il suo percorso si è arricchito con l'approfondimento della regia e della sceneggiatura, fino a un master alla Sorbona di Parigi. Ma le origini del legame con Strippoli precedono di molto la formazione e le esperienze professionali.
«Con Paolo ci siamo conosciuti quando lui aveva quattordici anni e io diciassette. Ci siamo ritrovati in una scuola di teatro a Corato perché, per due ragazzi innamorati del cinema e ancora senza macchina, era la cosa più vicina a quel mondo che avessimo a disposizione. Dopo anni e percorsi diversi ci siamo ritrovati a Roma, e da lì sono cresciute insieme l'amicizia e la collaborazione artistica. Mi piace pensare che L'estranea, oltre a essere ambientato al Sud, nasca al Sud anche per questo».
È da questo incontro, avvenuto in Puglia, che prende avvio un percorso destinato a consolidarsi nel tempo. La scrittura de "L'estranea" è cominciata circa cinque anni fa, dopo "Senza tenere premuto", un cortometraggio thriller-horror realizzato con Strippoli nel formato delle Instagram Stories. Successivamente è arrivata la proposta di sviluppare un lungometraggio a partire da uno dei tre racconti che il regista stava elaborando.
Il punto di partenza è stato il secondo racconto, quello da cui sarebbe nato il nucleo narrativo del film: una madre si presenta a casa della figlia e sostiene che tutto ciò che quest'ultima crede di sapere sulla propria famiglia sia falso. Al centro della vicenda c'è un patto stretto vent'anni prima nella cappella di un ospedale di Bari, insieme a una donna sconosciuta.
«Quell'idea mi folgorò. Gli chiesi subito: "E poi che succede?". E lui mi rispose: "Ti avevo raccontato il primo perché è l'unico che ho scritto. Questo non so come continua". Abbiamo deciso in quel momento di scoprirlo insieme».
Da quella conversazione ha preso forma il film prodotto da Marina Marzotto per Propaganda Italia. Il suo percorso è passato dalla selezione in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia alle partecipazioni al Toronto International Film Festival, al Fantastic Fest in Texas e al Beyond Fest di Los Angeles, con ulteriori appuntamenti internazionali in programma.
A segnare una nuova tappa è arrivata la designazione del film a rappresentare l'Italia nella corsa agli Oscar. Un riconoscimento accolto con sorpresa e consapevolezza del significato che porta con sé.
«È stata un'altra sorpresa enorme. Ho sentito insieme l'onore e la responsabilità di questa scelta. Siamo grati alla commissione ANICA per aver dato questa possibilità a un film di un autore così giovane e così "estraneo", in un certo senso, dal cinema italiano di oggi. È una fiducia che conta molto per noi».
Con l'arrivo nelle sale italiane, per gli autori si apre adesso il confronto con il pubblico. Dopo anni trascorsi a costruire e accompagnare la storia, il film è pronto a misurarsi con lo sguardo degli spettatori, in una fase non semplice per il cinema italiano e per la capacità di richiamare il pubblico nelle sale.
«Spero che L'estranea riesca ad aprire un dialogo con il pubblico. Sappiamo quanto sia difficile, in questo momento, portare gli spettatori in sala a vedere un film italiano. Dopo aver accompagnato questa storia per tanti anni, c'è un grande desiderio di scoprire che cosa susciterà nelle persone che verranno a vederla. Noi saremo lì ad accompagnarla».
Per Terlizzi, il percorso di Salvatore De Chirico rappresenta intanto un motivo di interesse e di orgoglio: una storia professionale che parte dalla città, attraversa esperienze formative e incontri decisivi e approda oggi a un'opera cinematografica che si è ritagliata uno spazio nel panorama internazionale. Un legame con le proprie origini che trova posto anche nelle parole dello stesso sceneggiatore, quando ricorda come il film, pur raccontando una storia ambientata al Sud, sia nato in qualche modo proprio da quel Sud in cui lui e Strippoli hanno mosso i primi passi.