Olivicoltura, resta alta la tensione: «Serve dare il giusto valore al Made in italy»
Il tecnico agrario Cataldi: «Non chiediamo sussidi, ma il riconoscimento del nostro lavoro»
giovedì 22 ottobre 2026
La mobilitazione di Bitonto ha lasciato in eredità un messaggio chiaro: lo stato di agitazione del comparto agricolo resta alto e la richiesta di risposte concrete non si ferma. La manifestazione, con centinaia di trattori e mezzi agricoli radunati lungo la strada provinciale 231 e diretti verso il Palazzo di città, ha coinvolto agricoltori, autotrasportatori, studenti e cittadini, richiamando anche numerosi partecipanti dai comuni vicini, tra cui tanti terlizzesi.
A margine della protesta, Raffaele Cataldi, tecnico agrario terlizzese e addetto ai lavori, richiama l'attenzione sulla necessità di non perdere di vista la ragione principale della mobilitazione: il riconoscimento del giusto valore dell'olio e del lavoro necessario a produrlo. Una questione che, secondo Cataldi, rischia di passare in secondo piano quando il dibattito si concentra prevalentemente sull'aumento del costo della vita.
«Il caro vita, legato all'aumento dei costi energetici, delle materie prime e delle spese che gravano sulle famiglie e sulle imprese, rappresenta certamente un problema. Per il comparto olivicolo, però, è soltanto una componente di una crisi molto più profonda. Noi non chiediamo sussidi: chiediamo che venga riconosciuto il giusto valore al nostro lavoro e al nostro prodotto».
Alla manifestazione ha partecipato anche l'agro-influencer Michele Monopoli, presente tra gli agricoltori per contribuire a dare maggiore visibilità, anche attraverso i social network, alle difficoltà del settore e alla richiesta di interventi tempestivi. Una presenza significativa in una fase particolarmente delicata: la raccolta delle olive è ormai alle porte e, per alcune aziende, è già cominciata.
Il tempo per individuare risposte si restringe, mentre resta aperta la questione della sostenibilità economica delle attività agricole.
Il tema riguarda da vicino un territorio in cui l'olivicoltura rappresenta una fonte di reddito e occupazione per numerose famiglie. Da Terlizzi a Bitonto, passando per Ruvo e Corato, fino agli altri centri della Città metropolitana di Bari e della provincia Bat, la filiera olivicola contribuisce a sostenere l'economia locale. Da qui l'importanza di difendere il Made in Italy e valorizzare un prodotto che esprime qualità, competenze e lavoro, ma che riveste anche un ruolo importante nell'alimentazione e nella salute dei consumatori. L'olio extravergine d'oliva, elemento centrale della dieta mediterranea, è infatti apprezzato per le sue proprietà nutrizionali e per il contributo che può offrire a un'alimentazione equilibrata. La sua valorizzazione, dunque, non riguarda soltanto il reddito degli agricoltori, ma anche la tutela di una produzione di qualità e di una tradizione alimentare profondamente radicata nel territorio.
Cataldi invita quindi a distinguere gli eventuali aiuti sui costi da una soluzione capace di incidere sulle difficoltà strutturali del comparto. «Se domani il Governo riconoscesse un'agevolazione di 50 centesimi sul carburante, saremmo certamente contenti. Ma questo risolverebbe la crisi olivicola? No. Sarebbe un sollievo sui costi, mentre resterebbe aperta la questione centrale del valore del nostro olio. Dobbiamo stare attenti a non confondere un aiuto temporaneo con la soluzione del problema».
Il richiamo è anche alla necessità di mantenere compatto il fronte della protesta, senza disperdere energie proprio mentre si avvicina uno dei momenti più impegnativi dell'anno agricolo. Le iniziative di mobilitazione, nelle intenzioni di chi continua a sollecitare risposte, devono mantenere al centro la tutela delle aziende e la dignità del lavoro, evitando che la questione si esaurisca in misure emergenziali.
La posizione espressa dal tecnico agrario terlizzese si riassume in una richiesta precisa: «La nostra battaglia non è semplicemente contro il caro vita. È per la dignità del lavoro, per la sostenibilità economica delle aziende e per il giusto riconoscimento del valore dell'olio. È una battaglia per il futuro dell'olivicoltura».
Un messaggio che, dopo la partecipata mobilitazione di Bitonto, mantiene aperto il confronto sulle prospettive del comparto e sulla necessità di garantire all'olio un valore adeguato alla qualità del prodotto e al lavoro delle famiglie che lo portano sulle tavole.
A margine della protesta, Raffaele Cataldi, tecnico agrario terlizzese e addetto ai lavori, richiama l'attenzione sulla necessità di non perdere di vista la ragione principale della mobilitazione: il riconoscimento del giusto valore dell'olio e del lavoro necessario a produrlo. Una questione che, secondo Cataldi, rischia di passare in secondo piano quando il dibattito si concentra prevalentemente sull'aumento del costo della vita.
«Il caro vita, legato all'aumento dei costi energetici, delle materie prime e delle spese che gravano sulle famiglie e sulle imprese, rappresenta certamente un problema. Per il comparto olivicolo, però, è soltanto una componente di una crisi molto più profonda. Noi non chiediamo sussidi: chiediamo che venga riconosciuto il giusto valore al nostro lavoro e al nostro prodotto».
Alla manifestazione ha partecipato anche l'agro-influencer Michele Monopoli, presente tra gli agricoltori per contribuire a dare maggiore visibilità, anche attraverso i social network, alle difficoltà del settore e alla richiesta di interventi tempestivi. Una presenza significativa in una fase particolarmente delicata: la raccolta delle olive è ormai alle porte e, per alcune aziende, è già cominciata.
Il tempo per individuare risposte si restringe, mentre resta aperta la questione della sostenibilità economica delle attività agricole.
Il tema riguarda da vicino un territorio in cui l'olivicoltura rappresenta una fonte di reddito e occupazione per numerose famiglie. Da Terlizzi a Bitonto, passando per Ruvo e Corato, fino agli altri centri della Città metropolitana di Bari e della provincia Bat, la filiera olivicola contribuisce a sostenere l'economia locale. Da qui l'importanza di difendere il Made in Italy e valorizzare un prodotto che esprime qualità, competenze e lavoro, ma che riveste anche un ruolo importante nell'alimentazione e nella salute dei consumatori. L'olio extravergine d'oliva, elemento centrale della dieta mediterranea, è infatti apprezzato per le sue proprietà nutrizionali e per il contributo che può offrire a un'alimentazione equilibrata. La sua valorizzazione, dunque, non riguarda soltanto il reddito degli agricoltori, ma anche la tutela di una produzione di qualità e di una tradizione alimentare profondamente radicata nel territorio.
Cataldi invita quindi a distinguere gli eventuali aiuti sui costi da una soluzione capace di incidere sulle difficoltà strutturali del comparto. «Se domani il Governo riconoscesse un'agevolazione di 50 centesimi sul carburante, saremmo certamente contenti. Ma questo risolverebbe la crisi olivicola? No. Sarebbe un sollievo sui costi, mentre resterebbe aperta la questione centrale del valore del nostro olio. Dobbiamo stare attenti a non confondere un aiuto temporaneo con la soluzione del problema».
Il richiamo è anche alla necessità di mantenere compatto il fronte della protesta, senza disperdere energie proprio mentre si avvicina uno dei momenti più impegnativi dell'anno agricolo. Le iniziative di mobilitazione, nelle intenzioni di chi continua a sollecitare risposte, devono mantenere al centro la tutela delle aziende e la dignità del lavoro, evitando che la questione si esaurisca in misure emergenziali.
La posizione espressa dal tecnico agrario terlizzese si riassume in una richiesta precisa: «La nostra battaglia non è semplicemente contro il caro vita. È per la dignità del lavoro, per la sostenibilità economica delle aziende e per il giusto riconoscimento del valore dell'olio. È una battaglia per il futuro dell'olivicoltura».
Un messaggio che, dopo la partecipata mobilitazione di Bitonto, mantiene aperto il confronto sulle prospettive del comparto e sulla necessità di garantire all'olio un valore adeguato alla qualità del prodotto e al lavoro delle famiglie che lo portano sulle tavole.