No alla riforma della giustizia, a Terlizzi Ubaldo Pagano e Bepi Maralfa

L'incontro è organizzato dal PD cittadino per venerdì 6 febbraio

lunedì 2 febbraio 2026
"Un secco NO alla giustizia per pochi eletti" è il titolo esplicativo scelto dal Partito Democratico di Terlizzi per l'evento che si terrà venerdì prossimo, 6 febbraio, sulla ferma contrarietà alla riforma della giustizia "Nordio".

A partire dalle ore 18.30, infatti, in corso Vittorio Emanuele II n. 30, si discuterà sulle argomentazioni che confutano la legge costituzionale concernente "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare".

Ai saluti del sindaco Michelangelo De Chirico e di Pasquale Paparella, segretario del circolo dem terlizzese, seguiranno gli interventi di due ospiti di spessore, l'onorevole Ubaldo Pagano e Bepi Maralfa, responsabile dell'ufficio anticorruzione del comune di Molfetta. Modererà la giornalista Cinzia Urbano.

Entrambi avvocati, i relatori possiedono le competenze giuridiche adeguate per tradurre in termini più comprensibili ai non operatori del diritto i complessi meccanismi tecnici sottesi alla normativa volta – secondo i sostenitori del "No" – allo scardinamento del nostro assetto ordinamentale.

In vista del referendum confermativo del prossimo marzo – nelle due giornate di domenica 22 e lunedì 23 – a Terlizzi si allestiscono utili spazi di confronto per informare la cittadinanza sulle criticità della riforma che si incentra su tre aspetti principali: la separazione delle carriere tra giudice e pubblico ministero; la creazione di un secondo Consiglio Superiore della Magistratura dedicato ai pubblici ministeri; l'istituzione dell'Alta Corte Disciplinare.

Il "Comitato Giusto dire No" contesta la manovra politica del Governo Meloni che punta a intimidire la magistratura, indebolendola e sottomettendola alla volontà del potere esecutivo. L'incontro del PD locale ha come obiettivo, dunque, quello di orientare in maniera consapevole il voto dell'elettorato, in modo che i cittadini possano esercitare il loro diritto e dovere civico dopo aver appreso le logiche minatorie del nostro Stato di diritto.