Mons. Cornacchia: «Maria resta a casa, tra noi, anzi in noi»
Questo pomeriggio Terlizzi ha celebrato la sua Patrona invocandone la protezione
giovedì 23 aprile 2020
19.29
«Questa è certamente una maniera inconsueta di festeggiare la Madonna, ma la fede ci sostiene. I nostri occhi non riescono a vedere ciò che invece il cuore legge sulle labbra di Maria di Sovereto: Io resto a casa».
Così Sua Eccelenza Mons. Domenico Cornacchia, Vescovo della Diocesi di Molfetta - Ruvo - Giovinazzo - Terlizzi, nell'incipit dell'omelia della celebrazione eucaristica in onore della Vergine Santissima di Sovereto, svoltasi questo pomeriggio nella Concattedrale di San Michele Arcangelo desolatamente vuota, alla sola presenza del clero locale, del Sindaco Ninni Gemmato e del Presidente Comitato Feste Patronali, Vincenzo Vallarelli.
«Da una parte - ha aggiunto - ci spiace che la venerata icona non sia andata a Sovereto, ma a noi fa solo piacere che lei dica "Io resto qui, a casa, con voi e tra di noi". A Maria chiediamo una risposta rassicurante e ricca di speranza. Lei ci ascolterà perché Gesù sulla croce ha detto "Ecco i tuoi figli"».
Commentando la lettura, Cornacchia ha aggiunto: «Maria è stata colmata di questa riserva di grazia, che inonda il nostro cuore e la nostra terra, divenuta in questi ultimi tempi deserta. Maria rimane tra noi, anzi in noi. Come una mamma che veglia, ci accarezza, ci ascolta, ci conforta. Rivolgiamoci a Lei con la leggerezza delle generazioni che ci hanno preceduto, e Lei saprà ascoltarci.
Questo tempo denso di privazioni - ha proseguito Mons. Cornacchia -, ma saturo di genuine soddisfazioni; valorizziamo le cose semplici che abbiamo vissuto con disarmante normalità. Riscopriamo modi di comportarci che ci aiutino a guardare verso un futuro prospero e sereno. Le nostre non siano lacrime di disperazione - è la sua sottolineatura di buon pastore -, ma di consolazione. Asciughiamo le lacrime dei nostri figli, dei nostri anziani, di chi è senza un futuro economico. Le lacrime lavino, detergano i nostri morti», ha quindi detto il prelato.
Il Vescovo di Terlizzi ha anche fatto un riferimento alla sofferenza di questo periodo storico inaspettato e sconcertante, che ha cambiato le nostre esistenze: «Maria ci fa capire - ha voluto sottolineare - che le lacrime sono necessarie al nostro vivere, come la saliva al masticare. La Madonna ha pianto tante volte di nascosto, come fanno sovente le nostre mamme. Lacrime che hanno fecondato la terra mondata di cuori irriconoscenti. La vera sanificazione sarà questa: stare con Maria e vegliare sulla nostra città ed il mondo intero, scrutando l'orizzonte di un nuovo domani».
La chiusura ha preso spunto dalle litanie lauretane ed ha posto al centro l'immagine della Madre delle madri, capace di infinito trasporto verso i figli sofferenti: «Maria è sorgente - ha ripetuto Cornacchia -. Lei ripete "Io resto a casa", invitandoci a fare il pieno del suo amore. La litanie lauretane definiscono Maria sede della sapienza. Impariamo da Lei ad essere traboccante di amore, solidarietà, misericordia e Divina sapienza. Insieme a lei sogniamo un futuro più umano confidando solo in Dio», la sua conclusione ricca di speranza rivolta a tutti i terlizzesi, credenti e non.
Maria di Sovereto è qui, dunque, non abbandona i terlizzesi. È stata sempre qui per chi ha saputo ascoltare il suo cuore.
Così Sua Eccelenza Mons. Domenico Cornacchia, Vescovo della Diocesi di Molfetta - Ruvo - Giovinazzo - Terlizzi, nell'incipit dell'omelia della celebrazione eucaristica in onore della Vergine Santissima di Sovereto, svoltasi questo pomeriggio nella Concattedrale di San Michele Arcangelo desolatamente vuota, alla sola presenza del clero locale, del Sindaco Ninni Gemmato e del Presidente Comitato Feste Patronali, Vincenzo Vallarelli.
«Da una parte - ha aggiunto - ci spiace che la venerata icona non sia andata a Sovereto, ma a noi fa solo piacere che lei dica "Io resto qui, a casa, con voi e tra di noi". A Maria chiediamo una risposta rassicurante e ricca di speranza. Lei ci ascolterà perché Gesù sulla croce ha detto "Ecco i tuoi figli"».
Commentando la lettura, Cornacchia ha aggiunto: «Maria è stata colmata di questa riserva di grazia, che inonda il nostro cuore e la nostra terra, divenuta in questi ultimi tempi deserta. Maria rimane tra noi, anzi in noi. Come una mamma che veglia, ci accarezza, ci ascolta, ci conforta. Rivolgiamoci a Lei con la leggerezza delle generazioni che ci hanno preceduto, e Lei saprà ascoltarci.
Questo tempo denso di privazioni - ha proseguito Mons. Cornacchia -, ma saturo di genuine soddisfazioni; valorizziamo le cose semplici che abbiamo vissuto con disarmante normalità. Riscopriamo modi di comportarci che ci aiutino a guardare verso un futuro prospero e sereno. Le nostre non siano lacrime di disperazione - è la sua sottolineatura di buon pastore -, ma di consolazione. Asciughiamo le lacrime dei nostri figli, dei nostri anziani, di chi è senza un futuro economico. Le lacrime lavino, detergano i nostri morti», ha quindi detto il prelato.
Il Vescovo di Terlizzi ha anche fatto un riferimento alla sofferenza di questo periodo storico inaspettato e sconcertante, che ha cambiato le nostre esistenze: «Maria ci fa capire - ha voluto sottolineare - che le lacrime sono necessarie al nostro vivere, come la saliva al masticare. La Madonna ha pianto tante volte di nascosto, come fanno sovente le nostre mamme. Lacrime che hanno fecondato la terra mondata di cuori irriconoscenti. La vera sanificazione sarà questa: stare con Maria e vegliare sulla nostra città ed il mondo intero, scrutando l'orizzonte di un nuovo domani».
La chiusura ha preso spunto dalle litanie lauretane ed ha posto al centro l'immagine della Madre delle madri, capace di infinito trasporto verso i figli sofferenti: «Maria è sorgente - ha ripetuto Cornacchia -. Lei ripete "Io resto a casa", invitandoci a fare il pieno del suo amore. La litanie lauretane definiscono Maria sede della sapienza. Impariamo da Lei ad essere traboccante di amore, solidarietà, misericordia e Divina sapienza. Insieme a lei sogniamo un futuro più umano confidando solo in Dio», la sua conclusione ricca di speranza rivolta a tutti i terlizzesi, credenti e non.
Maria di Sovereto è qui, dunque, non abbandona i terlizzesi. È stata sempre qui per chi ha saputo ascoltare il suo cuore.