«Ho perso mio figlio, vi dico state attenti»

La lettera aperta della giornalista Daniela D'Ambrosio su La Gazzetta del Mezzogiorno

mercoledì 24 agosto 2016
Daniela D'Ambrosio, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, il 1° giugno 2008 ha perso il suo unico figlio, Marco, in un incidente stradale con la moto. Ieri, sul quotidiano, Daniela ha firmato un toccante editoriale dal titolo "Ho perso mio figlio, vi dico state attenti" nel quale saluta Francesco e i due giovane terlizzesi Armand e Giuseppe, tutti morti in questi ultimi giorni a causa di incidenti stradali. Poi, Daniela invita tutti i giovani a una maggiore prudenza. Ve lo proponiamo in versione integrale:

Ciao Giuseppe, ciao Armand, ciao Francesco, ciao a voi, nuovi angeli sacrificati alla strada e alle due ruote. Ciao ragazzi spensierati, fiori della vita recisi troppo presto da un destino che, noi che siamo qui, non riusciremo mai a comprendere. Stavate correndo nel vento, andando chissà dove ed eravate felici di farlo quando il fato ha detto stop. Un'altra vostra amica, compagna di destino del bollettino di guerra della strada di questi giorni, ora sta lottando fra la vita e la morte. Non vi ho conosciuti ma riesco a immaginarvi. Scorrazzavate allegri e spensierati, senza nemmeno lontanamente immaginare di andare incontro al pericolo, nonostante - ne sono certa - mille volte le mamme e i papà vi avranno detto che in moto si muore. Vi prego, non ripetetemelo ancora che «in moto si muore ma non esiste maniera migliore per vivere»... Lo so, lo so a memoria.

La Preghiera del motociclista fa parte della mia vita da un sacco di anni, troppi ormai. Me l'ha ripetuta mille volte mio figlio, che vi ha preceduto nel paradiso dei motociclisti già un bel po' di anni fa, ormai, e ha incominciato a ripetermela quando aveva più o meno la vostra età, adolescente o poco più. E me l'ha ripetuta fino alla nausea, fino a convincermi a comprarla, quella tanto amata moto con cui poi, un giorno, è uscito per non tornare più. Immagino, ragazzi miei, quante volte i vostri genitori vi avranno ripetuto le tanto noiose «prediche» di prudenza che mille volte ho fatto io. Di quelle «prediche» che sicuramente non avrete voluto sentire, oggi resta solo l'eco mescolato alle lacrime, davanti alle vostre bare bianche. Che dirvi, quando ogni parola non ha più senso? Che dire se non unirsi al pianto straziato dei vostri genitori? Quali parole provare a tirare fuori per tentare di dare pace a chi pace non l'avrà mai più?

A voi, Giuseppe, Armand e Francesco non posso dire più nulla, posso solo immaginarvi correre sulle nuvole, posso solo augurarmi che siate felici, lì dove siete ora, come da anni ormai mi sforzo di immaginarlo e di augurarmelo per mio figlio. A voi questa storia avrei voluto raccontarla prima. Avrei voluto avere la possibilità di dirvelo prima, di non correre, di essere prudenti, di usare il casco, quello omologato, e ben chiuso, di non sottovalutare i rischi, di pensare che per quanto vi sentiate bravi, potreste incorrere in una fatalità, in un autista distratto o ubriaco, in una buca, in un incrocio pericoloso, in uno qualsiasi di quegli accidenti che mettono la parola fine a una splendida gioventù. Avrei voluto dirvi prima di dare ascolto ai vostri genitori, di non fare di testa vostra. Non ce l'ho fatta, non ho potuto, posso solo piangere insieme ai vostri cari. Allora vi chiedo un favore: aiutatemi a diffondere queste parole perché arrivino ai vostri amici, ai vostri fratelli e sorelle, ai bimbi, ai motociclisti di oggi e domani, alle istituzioni. Non ce l'ho una ricetta magica per far sì che queste cose non accadano più, non ho la forza e nemmeno la voglia di eliminare le moto dalla strada, perché non sarei credibile se dicessi che la colpa è solo delle moto. So solo che sono stanca di vedere ingrossare in cielo le fila degli angeli su due ruote e di versare e asciugare lacrime inconsolabili quaggiù. La vita è un soffio, un bene prezioso e qualche volta anche una «rottura», ma sempre bellissima da vivere. Per favore, ragazzi miei: dal posto dove siete ora, spero bellissimo, aiutatemi a diffondere la cultura della prudenza, la scelta della vita sulla morte con ogni mezzo possibile.

Daniela D'Ambrosio (Articolo pubblicato sul quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno)